L’enigma dell’assassino di Hazell Ward è un giallo interattivo che mette il lettore nei panni dell’investigatore, ed è pieno di indizi, testimonianze, depistaggi e colpi di scena. Un esperimento originale e folle, che mi ha divertita soprattutto per il suo meccanismo investigativo, anche se non tutto ha mantenuto le promesse iniziali.
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UN GIALLO INTERATTIVO IN CUI IL DETECTIVE SEI TU
Cinquant’anni dopo un misterioso omicidio avvenuto in un’elegante dimora di Londra, la casa riapre le sue porte per una cena molto particolare. Attorno al tavolo siedono tredici persone, tutte legate in qualche modo alla vicenda originale e, proprio per questo, tutte potenziali testimoni ma anche possibili sospettati.
A unirsi alla cena c’è un nuovo detective, chiamato a fare finalmente luce su un caso che, almeno in apparenza, era già stato risolto molti anni prima. Ma questa volta il detective sei tu: dovrai ricostruire ciò che è realmente accaduto attraverso le testimonianze degli ospiti, gli indizi e le loro contraddizioni.
Per arrivare alla soluzione non sarà sufficiente individuare il colpevole. Dovrai stabilire chi ha ucciso, come ha commesso il delitto e, soprattutto, quale fosse il movente. E, mentre la cena procede, diventa sempre più difficile capire di chi ci si possa fidare.
La particolarità più interessante è proprio questa struttura da giallo-puzzle interattivo: siamo chiamati direttamente a vestire i panni dell’investigatore e a valutare le informazioni che riceviamo, invece di limitarci a seguire un detective che conduce l’indagine. L’enigma dell’assassino è un’esperienza di lettura che trasforma il classico mistero in un vero e proprio gioco investigativo, mettendo noi al centro dell’indagine.

UN MISTERO RICCO DI INDIZI, DEPISTAGGI E TEORIE
Il mistero viene introdotto immediatamente, già dalle prime pagine, e andando avanti con la storia sono quattro le domande che tengono agganciati all’indagine: chi è l’assassino? Perché ha ucciso? Cosa è successo? E la quarta, forse la più interessante di tutte… ma che sta succedendo???
Il concetto alla base de L’enigma dell’assassino è particolarmente interessante, perché si fonda su una sorta di “patto” tra Autore e Lettore: l’Autore si impegna a fornire tutti gli elementi necessari per arrivare alla soluzione del caso. E, in effetti, i primi indizi ci vengono forniti fin da subito. Sono generalmente piuttosto chiari, ma il bello dell’indagine è che il libro è ricchissimo di depistaggi. Ci sono davvero tantissime piste, e soprattutto sono tutte plausibili, e possono essere seguite nel tentativo di arrivare alla soluzione del mistero.
I moventi rimangono oscuri e anche quelli che il caso presenta sono volutamente piuttosto fumosi. Questo dipende anche dal fatto che la vittima non fosse quella designata inizialmente: si è verificato infatti uno “scambio di persona”, elemento che aggiunge un ulteriore livello di complessità all’indagine.
Le informazioni vengono comunque dosate molto bene e permettono al lettore di sviluppare numerose teorie sul caso, alimentandole man mano che emergono nuovi indizi. La cosa più interessante è che non c’è niente che sembri importante per poi rivelarsi completamente inutile. Al contrario: tutti gli elementi e tutti gli indizi che sembrano rilevanti… in effetti lo sono!

Soltanto alcuni dettagli non vengono chiariti, ma, considerando che è stato lasciato spazio a un seguito, immagino che troveranno una risposta nel secondo volume. Devo dire che non ho percepito una vera slealtà nei miei confronti, nonostante il libro, come ti ho già detto, sia completamente fuori di testa e immagino che questa caratteristica serva proprio a confondere ancora di più le idee durante l’indagine.
In ogni caso, una volta letta la soluzione del mistero, tornando indietro mi sono resa conto che tutti gli elementi necessari per scoprirla erano già lì, a portata di mano. Per questo credo che l’autrice abbia costruito un giallo interattivo in maniera sostanzialmente onesta: noi abbiamo davvero la possibilità di raccogliere gli indizi e arrivare alla soluzione prima della rivelazione finale.
Il mistero rimane inoltre abbastanza interessante per tutta la durata del romanzo, anche se, dopo il primo grandissimo plot twist, ho sentito l’attenzione calare leggermente.
UN’INDAGINE DEDUTTIVA CON TESTIMONIANZE E SOSPETTATI
Chi conduce l’indagine ne L’enigma dell’assassino siamo noi, in effetti… fino a un certo punto. Ma non posso assolutamente dirti di più, per non rovinarti in alcun modo le possibili sorprese.
Noi siamo esterni ai fatti: siamo stati invitati a una cena con delitto alla quale partecipano altre persone direttamente collegate agli eventi che dobbiamo cercare di ricostruire. Siamo gli unici a non avere assolutamente alcun legame con il caso e proprio per questo ci troviamo nella posizione ideale per osservare ciò che accade con occhi esterni.
L’indagine è molto schematica, nel senso che si procede per fasi: prima si raccolgono le testimonianze, poi si cercano eventuali incongruenze tra le diverse versioni dei fatti e, successivamente, c’è addirittura una sorta di fase di interrogatorio. Il meccanismo è quindi molto deduttivo: i documenti e le informazioni necessarie sono già lì e il nostro compito è quello di metterli insieme per ricostruire gli eventi.
Le deduzioni in sé sono logiche e, nella maggior parte dei casi, i ragionamenti che portano alle conclusioni sono facilmente seguibili anche da noi. C’è stato in realtà un solo elemento che non ho capito da dove fosse stato tirato fuori… non so se sono io che mi sono persa qualcosa per strada oppure se sia effettivamente caduto dal cielo. Era tra l’altro un elemento piuttosto importante, non decisivo, ma sicuramente di spessore.
In generale, comunque, le informazioni emergono attraverso ragionamenti e deduzioni che noi lettori riusciamo chiaramente a seguire, per questo l’indagine è un vero esercizio di osservazione e logica.
Tra l’altro, sai che a me piace molto parlare dei personaggi di un romanzo… ma qui farò un’eccezione. Non posso in alcun modo parlarti dei sospettati, purtroppo: qualsiasi dettaglio in più potrebbe infatti compromettere il piacere di scoprire da sé chi sono e quale ruolo abbiano nella vicenda.
IL RITMO NE L’ENIGMA DELL’ASSASSINO TRA SUSPENSE INVESTIGATIVA E THRILLER
La storia parte in maniera molto rapida: ci vengono fornite subito testimonianze, elementi e indizi, e questo permette all’indagine di entrare immediatamente nel vivo. Dopo pagina 100, però, il ritmo tende un po’ a rallentare.
In particolare, il secondo atto l’ho trovato un po’ giù di tono. Molte cose vengono ripetute per farcele “entrare in testa” e penso che sia proprio questa la parte più prolissa del romanzo. Se fosse stata tagliata della metà, probabilmente sarebbe riuscita meglio e non avrebbe spezzato troppo l’atmosfera costruita nella prima parte. Alcuni paragrafi sembravano quasi dei riempitivi, ecco.
Di certo, però, mi sono chiesta per tutto l’arco del romanzo chi fosse l’assassino. E non solo questo: ci sono tutta un’altra sfilza di domande, anche non direttamente inerenti al caso, che hanno fatto capolino nella mia mente e alle quali avevo voglia di trovare una risposta.
A un tratto, inoltre, il pericolo sembra diventare concreto. L’enigma dell’assassino smette quindi di essere soltanto un’indagine caratterizzata dalla suspense investigativa e assume quasi le caratteristiche di un thriller, infatti la tensione aumenta e assale la sensazione che ciò che sta accadendo possa avere conseguenze.
Alla fine di ogni capitolo c’è anche un tentativo di cliffhanger, ma secondo me non sono sempre incisivi.
Nel complesso, quindi, il ritmo alterna momenti molto coinvolgenti ad altri più lenti e prolissi, con una prima parte che riesce a mantenere meglio la curiosità e una seconda parte che, pur continuando a offrire domande e sviluppi interessanti, perde un po’ della sua spinta iniziale. Si riprende infine nel terzo e ultimo atto.

COLPI DI SCENA CHE CAMBIANO LA PROSPETTIVA
Ci sono comunque parecchi colpi di scena ne L’enigma dell’assassino, sia legati al caso in questione sia indipendenti dall’indagine. Alcuni sono prevedibili, altri decisamente meno, e alcuni riescono addirittura a cambiare la prospettiva della storia.
A un tratto, infatti, si verifica un cambiamento piuttosto radicale che porta a mettere in dubbio molte delle certezze costruite fino a quel momento. I diversi twist narrativi hanno quindi anche delle conseguenze dirette sullo sviluppo della storia e sul modo in cui si interpreta ciò che è accaduto fino a quel momento.
UNA SOLUZIONE COERENTE, MA TUTT’ALTRO CHE PREVEDIBILE
Per quanto riguarda la soluzione de L’enigma dell’assassino, è sicuramente coerente con il romanzo: gli indizi assumono finalmente il loro significato e, riguardandoli a posteriori, tutto torna. Il bello, però, è che il colpevole è una delle poche persone di cui io non ho mai dubitato, dall’inizio alla fine.
Il movente è convincente e le modalità dell’omicidio risultano effettivamente chiare, anche se non tutte le domande sollevate durante l’indagine trovano una risposta in questo volume. Credo che alcune questioni siano state volutamente lasciate aperte in vista del secondo, ma niente di particolarmente “pesante”: rimangono semplicemente alcuni interrogativi ancora irrisolti.
La soluzione viene dedotta attraverso l’indagine e, in teoria, ci sarei potuta arrivare anch’io. La cosa divertente è che, durante la lettura, avevo iniziato a seguire la pista giusta, poi non so perché l’ho abbandonata! Forse in favore di una pista che mi sembrava più promettente, non so… Sta di fatto che ho cambiato idea tantissime volte durante il romanzo e, in un giallo investigativo, questo è sicuramente un punto a favore.
La fine del romanzo, però, è completamente fuori di testa: a cominciare dal capitolo 19 è tutto un delirio! 😅 Mi ha sorpresa, anche se il finale non cancella la sensazione di aver avuto, almeno per un momento, la pista corretta tra le mani.
Nel complesso, quindi, la soluzione dell’omicidio funziona: è coerente con gli indizi disseminati nel corso della storia, il movente risulta convincente e il colpevole riesce effettivamente a sorprendere. Soprattutto, il fatto di aver cambiato sospettato così tante volte dimostra quanto il romanzo riesca a mantenere vivo il dubbio fino alla rivelazione finale.
UNO STILE SCORREVOLE CHE CREA SUSPENSE
Lo stile è molto scorrevole e spesso colloquiale, con un linguaggio particolarmente adatto al genere. Anche i dialoghi risultano “naturali”, se così possiamo dire parlando de L’enigma dell’assassino, e contribuiscono a rendere l’indagine più dinamica.
Le descrizioni sono piuttosto equilibrate, anche se forse avrei apprezzato che l’autrice si spingesse un po’ di più sulla costruzione dell’atmosfera. Devo però dire che la prosa riesce comunque a creare e mantenere un certo senso di suspense, soprattutto nei momenti in cui la storia prende una piega più inquietante.
Ho apprezzato molto anche gli intermezzi in cui i narratori si rivolgono direttamente a noi, rompendo la quarta parete e coinvolgendoci ancora di più nell’esperienza di lettura. È una scelta che si sposa bene con la natura interattiva del romanzo e con l’idea di avere il lettore direttamente al centro dell’indagine.
Mi è piaciuta anche la traduzione. Non ho incontrato frasi o modi di dire poco fluidi, il registro rimane sempre coerente e i dialoghi suonano piuttosto “italiani” (passatemi il termine). E, per fortuna, non ci sono né modi di dire tradotti alla lettera, né refusi o particolari problemi di editing.
La prosa si dimostra funzionale al tipo di storia raccontata: è scorrevole, accessibile e mantiene vivo il ritmo dell’indagine, senza appesantire la lettura con descrizioni eccessive.

UNA VILLA LONDINESE AL CENTRO DELL’INDAGINE
L’enigma dell’assassino è ambientata ai giorni nostri, nonostante il mistero ruoti attorno a un omicidio avvenuto negli anni ’70. Ci troviamo in un quartiere nobile di Londra, all’interno di una bellissima villa in stile georgiano, della quale però vediamo soltanto due stanze.
Il luogo, onestamente, non costituisce un elemento fondamentale per l’atmosfera che si respira e l’ambientazione non influenza più di tanto lo svolgimento dell’indagine. Sicuramente la casa è l’elemento più importante sia per la risoluzione del caso sia per gli avvenimenti ambientati nel presente. La villa viene infatti sfruttata per creare sospetti e nuove possibilità, perché il lettore deve riuscire a ricostruire gli spazi e le dinamiche degli avvenimenti accaduti al suo interno.
Conta molto anche il contesto sociale in cui è avvenuto il delitto: da una parte abbiamo una casa e una famiglia nobiliare, dall’altra una vittima che era una semplice bambinaia. Questa differenza di classe è importante per delineare i rapporti tra i personaggi e ci dà ulteriori elementi da considerare durante l’indagine.
Devo dire che l’ambientazione rimane comunque impressa, soprattutto grazie ad alcune scene particolarmente significative, ma non la definirei un elemento imprescindibile della storia. La villa avrebbe potuto essere sostituita con un’altra casa e, probabilmente, non sarebbe cambiato granché. È quindi un’ambientazione funzionale soprattutto al meccanismo investigativo e alla ricostruzione del delitto, più che alla creazione dell’atmosfera del romanzo.
UN’ATMOSFERA CUPA E SEMPRE PIÙ PERTURBANTE
Ne L’enigma dell’assassino prevale una certa atmosfera inquietante e cupa, che aiuta sicuramente a costruire il mistero. C’è una bella tensione anche nei momenti più tranquilli, quando non succede niente di particolare, anche se in altre occasioni la tensione viene stemperata da una certa ironia o da situazioni grottesche, più surreali che realmente paurose.
Di momenti davvero inquietanti, infatti, non ce ne sono poi molti. Non è né un horror né un vero e proprio thriller, anche se riesce comunque a imprimerci qualche brivido sulla pelle e a mantenere una sensazione di inquietudine abbastanza costante.
Il tono cambia progressivamente nel corso del romanzo: si parte con un’atmosfera piuttosto leggera e festosa, che diventa poi decisamente più perturbante, fino ad arrivare a momenti quasi stranianti. Devo dire che questo cambiamento funziona e rende il romanzo piuttosto originale.
I dialoghi sono per la maggior parte coerenti con le scene in cui sono immersi, anche se, come dicevo prima, alcune situazioni vengono volutamente stemperate dall’ironia o da comportamenti surreali. L’autrice sembra infatti voler puntare soprattutto sulla tensione psicologica, anche se non sono del tutto convinta che questo intento sia riuscito fino in fondo.
Ci sono però alcuni elementi ricorrenti che aiutano moltissimo nella costruzione dell’atmosfera del romanzo e che, proprio per non fare alcun tipo di spoiler, non posso raccontarti. Di sicuro, comunque, è un libro che rimane piuttosto impresso, proprio per il modo in cui riesce a passare gradualmente da un tono leggero a uno sempre più inquietante e straniante.

L’INTERATTIVITÀ: IL PUNTO DI FORZA E IL LIMITE DE L’ENIGMA DELL’ASSASSINO
Il pregio principale del romanzo è sicuramente la sua interattività. Sinceramente, se non fosse stato interattivo, con tutti questi intermezzi in cui veniamo direttamente interpellati e con l’intento di coinvolgerci attivamente nell’indagine, forse non sarebbe riuscito allo stesso modo. Tuttavia, questa caratteristica rappresenta anche il suo principale limite.
Noi partecipiamo alle indagini, ma non è come in un vero e proprio libro-game, durante il quale possiamo anche sbagliare la soluzione e arrivare a conclusioni diverse. Qui siamo comunque condotti verso una soluzione unica, indipendentemente da ciò che rispondiamo o pensiamo durante la lettura. Diciamo quindi che le promesse iniziali sono state mantenute solo in parte: mi aspettavo una partecipazione molto più attiva da parte del lettore, mentre in realtà è un romanzo che si può leggere anche senza tenere particolarmente conto della sua componente interattiva.
Principalmente l’ho letto per curiosità e non ho avuto alcun tipo di coinvolgimento emotivo con i protagonisti. Lo consiglierei comunque agli amanti del giallo classico deduttivo, perché rimane divertente cercare di scovare la soluzione e mettere insieme tutti gli indizi, soprattutto se piacciono le narrazioni non lineari e una buona dose di suspense.
Se ti piacciono le storie con tanti sospettati e depistaggi, le indagini psicologiche e i romanzi d’intrattenimento, L’enigma dell’assassino potrebbe essere un titolo interessante da provare. La sua particolarità sta soprattutto nel modo in cui cerca di trasformare il lettore in un investigatore, pur rimanendo, nella sostanza, un romanzo dalla struttura tradizionale.
Se dovessi descriverlo con tre aggettivi, direi: originale, folle, incompleto.
Sono incuriosita dal seguito e da eventuali altre opere dell’autrice, ma sicuramente non le cercherei attivamente, ecco. Non penso possa rientrare, almeno per il momento, tra le mie letture preferite, ma riconosco che l’esperimento dell’autrice è interessante e che il romanzo riesce a proporre qualcosa di diverso dal classico giallo investigativo.
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Titolo: L’enigma dell’assassino
Autrice: Hazell Ward
Traduttore: Paolo Lucca
Editore: Longanesi, nella collana La Gaja scienza
Lingua: Italiano
Pubblicato il: 9/06/2026
456 p., Brossura
18,60€
L’ENIGMA DELL’ASSASSINO – GUARDA IL VIDEO
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