Miss Bee: un giallo o un rosa travestito?

Miss Bee e il cadavere in biblioteca di Alessia Gazzola è il primo volume di una nuova serie ambientata nell’Inghilterra degli anni Venti, con protagonisti aristocrazia, misteri e sentimenti. In questa recensione ti racconto cosa ne penso, soffermandomi in particolare sul mistero, sull’ambientazione, sulla protagonista e sulla componente romantica.

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MISS BEE E IL CADAVERE IN BIBLIOTECA: TRAMA E AMBIENTAZIONE

Miss Bee e il cadavere in biblioteca di Alessia Gazzola è ambientato nella Londra del 1924. La protagonista è Beatrice Bernabò, detta Miss Bee, una giovane italiana che vive in Inghilterra insieme al padre, professore universitario, e alle sorelle.

La famiglia frequenta anche l’ambiente dell’aristocrazia britannica, in particolare la vicina di casa, la nobile Mrs Ashbury, e suo figlio Christopher, detto Kit. Durante una cena organizzata proprio dagli Ashbury, uno degli invitati viene trovato morto in biblioteca. Quello che inizialmente sembrava un decesso naturale diventa un caso da chiarire, soprattutto perché Miss Bee ha notato qualcosa di sospetto poco prima della macabra scoperta.

Da questo momento Miss Bee viene coinvolta nell’indagine e cerca di capire che cosa sia realmente successo. Parallelamente al mistero, però, trova ampio spazio anche la componente sentimentale: Miss Bee si ritrova infatti coinvolta in una situazione complicata tra Kit e il suo amico Julian Lennox, un giovane visconte.

Il romanzo mescola quindi giallo, ambientazione storica, aristocrazia britannica e romance, inserendo la protagonista all’interno di un’indagine che si intreccia inevitabilmente con la sua vita sentimentale.

IL MISTERO E IL RITMO DELL’INDAGINE

Il delitto non mi ha incuriosita più di tanto già dall’inizio, nonostante la situazione sia abbastanza particolare da sostenere tutta l’opera. Mi aspettavo un motivo dietro il ritrovamento di questo cadavere in biblioteca e, invece, sembra soprattutto un tentativo di rendere l’ambientazione e l’atmosfera più cosy.

Per tutta la prima parte del romanzo la mia attenzione è stata abbastanza vivace: volevo sapere chi fosse il colpevole e quale fosse il suo movente. Però, appena la storia ha rallentato e l’attenzione si è spostata dal mistero alla sua vena più rosa, il mio interesse è scemato sempre di più, arrivando alla fine completamente disinteressata e annoiata.

Tutto il terzo quarto del romanzo è distolto dall’indagine, la quale lascia spazio al triangolo amoroso tra Kit, Bee e Julian – cosa che avrebbe potuto interessarmi, ma fino a un certo punto. Diventano quindi più importanti le vicende personali dei personaggi e, dato che il romanzo è presentato come un giallo e non come un rosa con un po’ di mystery, storco il naso.

Ci sono anche molte informazioni, comprese quelle relative a vari personaggi, che non hanno una particolare importanza ai fini del mistero. Essendo però una serie, immagino che possano servire come collegamento con i volumi successivi e che quindi acquistino di significato più avanti.

GLI INDIZI E LA COSTRUZIONE DEL CASO

Gli indizi sono disseminati abbastanza bene e si riconoscono effettivamente come tali, quindi noi possiamo tranquillamente tentare di risolvere il caso insieme a Bee. Tuttavia sono mancate alcune “opportunità” per capire molto prima che cosa stesse realmente avvenendo. Grave anche che alcuni personaggi importanti non vengano nemmeno interpellati.

Ho formulato delle ipotesi durante la lettura, quindi il romanzo dà modo di divertirsi cercando di arrivare alla soluzione insieme alla protagonista.

I sospettati non sono molto credibili. Vengono guardati con circospezione più per il loro rapporto con Bee che per il loro effettivo legame con il caso, e anche le loro motivazioni mi sono sembrate “così così”. In generale ho sospettato un po’ di tutti, ma nessuno ha attirato realmente la mia attenzione.

I depistaggi non funzionano granché e, a dire il vero, mi è sembrato che ce ne fossero ben pochi. La soluzione finale però è carina e abbastanza coerente con quello che è stato detto fino a quel punto, oltre a rispondere alle domande che ci siamo posti durante la lettura.

L’AMBIENTAZIONE STORICA DI MISS BEE E IL CADAVERE IN BIBLIOTECA

L’ambientazione l’ho sentita pochissimo: avremmo potuto essere in qualsiasi altro periodo storico e in qualunque altro posto del mondo e la storia mi avrebbe fatto lo stesso identico effetto.

Peccato, perché l’Inghilterra degli anni Venti è già caratteristica di suo. Sarebbe bastato probabilmente calcare un po’ la mano per darci l’illusione di esserci dentro! Lo spirito inglese forse è un po’ più presente e si riconosce attraverso alcuni luoghi e usanze, ma con la collocazione temporale non ci siamo: è troppo di sfondo.

londra negli anni '20

L’unica cosa che si percepisce chiaramente è che ci sono delle convenzioni sociali da rispettare ma, cambiando qualche dettaglio, la storia avrebbe potuto essere ambientata anche ai giorni nostri. Ci sono ben poche differenze rispetto alla contemporaneità, e i modi in cui le persone comunicano, si spostano o si comportano non aggiungono praticamente nulla alla storia.

Non meno importante, mi aspettavo una bella descrizione della biblioteca, caratterizzata e suggestiva, ma in realtà, anche in questo caso, il cadavere avrebbe potuto essere in bagno e sarebbe stata esattamente la stessa, identica, cosa.

LA BIBLIOTECA E L’ATMOSFERA COSY

I luoghi qui non sono per niente importanti. Non sono nemmeno uno sfondo: sono appena accennati, e questo a me non piace, essendo una cultrice delle ambientazioni caratterizzate e definite.

Non è riuscito nemmeno a trasmettermi bene delle sensazioni precise, a parte questo sentore di eleganza nell’aria appena accennato. Sicuramente è un’atmosfera leggera, anche perché parliamo comunque di un cosy mystery, ma niente di più.

MISS BEE: LA PROTAGONISTA DI ALESSIA GAZZOLA

Poiché Miss Bee è l’elemento caratterizzante di questa serie, mi aspettavo una protagonista dalla personalità spiccata, brillante e interessante. Anche questo, però, è riuscito solo in parte.

È sì brillante, intuitiva e molto spontanea, ma la cosa finisce lì. È anche piuttosto ficcanaso e oltretutto non mi sta poi troppo simpatica. Non ha una voce particolarmente riconoscibile, non tutte le sue reazioni mi sono sembrate naturali e, soprattutto, l’unico aspetto in cui la vediamo davvero evolvere è quello amoroso.

L’ho trovata anche un bel po’ troppo stereotipata. Le uniche cose che mi ricordo bene di lei sono la sua origine e la sua cicatrice sul volto, e non perché Gazzola riesca a rendere questi elementi memorabili, ma perché ce li ripete fino alla nausea.

MISS BEE COME DETECTIVE DILETTANTE

Alla fine, il motivo per cui Miss Bee indaga è abbastanza naturale: Kit, l’uomo di cui è innamorata, è uno dei sospettati e lei vuole scagionarlo. La sua curiosità, quindi, nasce soltanto da questo, e non da un pretesto costruito appositamente per metterla sulle tracce del colpevole.

Il suo tratto migliore è l’intuito. È una persona molto perspicace e questo le permette di collegare facilmente i vari indizi, prendere iniziative ed è molto intraprendente, quindi è un personaggio attivo all’interno dell’indagine.

Non si caccia molto nei guai e si comporta da vera detective dilettante – che poi è esattamente ciò che è. Da questo punto di vista, il personaggio è coerente con il ruolo che ricopre nella storia.

UNA PROTAGONISTA CHE SA MENO DI NOI

In ogni caso (e magari ne parleremo meglio quando arriverò a parlare dello stile di Alessia Gazzola), noi sappiamo anche qualcosa in più rispetto a quello che sa Miss Bee. Questa scelta smorza molto la tensione, che è già ai minimi termini.

Di conseguenza, viene tolta anche una parte del divertimento legato al seguire l’indagine insieme alla protagonista. Se il lettore viene messo a conoscenza di elementi che Bee non conosce, diventa più difficile sentirsi davvero coinvolti nella sua ricerca della verità e provare quella curiosità che dovrebbe spingerci a voler scoprire che cosa sia successo.

I RAPPORTI CON GLI ALTRI PERSONAGGI E LA COMPONENTE ROMANTICA

Il modo in cui Miss Bee si comporta con gli altri personaggi, specialmente quando entrano in gioco i suoi interessi amorosi, non mi è piaciuto. Non so esattamente come descriverlo, ma c’è qualcosa nel suo modo di interfacciarsi con gli altri che non mi convince.

Mi rimanda sempre a una certa non naturalezza delle situazioni e dei suoi modi di fare. Anche i rapporti che costruisce con chi le sta intorno, nel complesso, li ho trovati piuttosto banali e non fanno emergere al meglio la sua personalità.

L’aspetto più coerente dei suoi rapporti è il trattare Miss Bee per quello che è: una semplice ragazza e non una detective professionista. Per fortuna però, alcune interazioni, come quelle con Julian e Archer, sono riuscite a interessarmi… peccato che mi abbiano interessato molto più dell’indagine stessa.

Il problema è che la componente romantica influenza tantissimo le decisioni e le azioni di Bee. In teoria dovrebbe renderla un personaggio più sfaccettato, ma nel mio caso ha avuto soprattutto l’effetto di distrarmi dal caso perché occupa troppo spazio rispetto alla componente gialla.

Nemmeno la sua relazione con Kit mi sembra particolarmente logica rispetto alla sua personalità, nonostante trovi almeno verosimile la sua inesperienza sentimentale.

MI PIACE MISS BEE?

Per riassumere quello che penso del personaggio di Bee, posso rispondere a quattro domande molto semplici:

  • Mi piace Miss Bee? Non più di tanto.
  • Mi interessa seguirla anche quando non indaga? Assolutamente no.
  • Mi convince come investigatrice? Sì.
  • Dopo questo libro voglio sapere cosa le succederà nel prossimo? No.

Il bilancio, come vedi, non è proprio positivo.

I PERSONAGGI SECONDARI E I SOSPETTATI

I personaggi secondari sono piuttosto caratterizzati, anche se veramente tanto stereotipati. Ognuno ha però una propria voce nei dialoghi, si riesce più o meno a distinguerli e ricordarli, hanno tutti desideri, paure e conflitti propri e sembrano persone verosimili.

Ci sono personaggi che dovrebbero essere importanti ai fini della storia e che invece vengono nominati solo di sfuggita. La moglie del morto, per esempio, che nessuno si prende nemmeno la briga di interrogare: ne vogliamo parlare?

I SOSPETTATI E I LORO MOVENTI

I personaggi realmente sospettabili sono due, massimo tre. Ciascuno ha un possibile movente e dei comportamenti che alimentano i dubbi, ma non mi sono mai trovata a cambiare idea sulle mie ipotesi che li coinvolgevano perché, in realtà, non ho mai sospettato davvero di nessuno di loro.

Non penso di fare troppo spoiler dicendo che chi ha il movente più lampante è innocente, mentre sugli altri l’autrice non ha mai spinto abbastanza da farmi realmente interessare. Anche per questo, il gioco dei sospettati non mi ha coinvolta più di tanto.

Alcune relazioni interpersonali sono abbastanza credibili: alleanze, gelosie, antipatie, segreti vari, rapporti di potere e vecchie tensioni che possono alimentare delle intuizioni; i personaggi secondari funzionano meglio durante le conversazioni, che sono i momenti in cui li conosciamo meglio.

I RAPPORTI CON MISS BEE

Avrei voluto che qualcuno di questi personaggi secondari tirasse fuori il meglio di Bee e invece, purtroppo, non è stato così. Forse un po’ Julian, ma solo un po’. Kit la mette in difficoltà sul piano sentimentale e la influenza per buona parte del romanzo.

Forse, e dico forse, Bee riesce a essere davvero se stessa soltanto con un personaggio che vediamo comparire verso la fine del libro e che magari lascia intravedere qualche lato di lei che fino a quel momento non avevamo visto. Ma solo in trasparenza.

Credo che questo sia dovuto a una forte carenza nella caratterizzazione di Bee. Se la protagonista non ha una personalità abbastanza definita, è difficile che siano le sue relazioni a farla emergere pienamente.

Anche Julian e Kit, i due love interest, hanno una propria personalità oltre a essere gli altri due lati del triangolo, ma la loro presenza non porta a una vera e propria tensione romantica.

Il rapporto più interessante è sicuramente quello con Julian, benché io preferisca di gran lunga Archer, il detective.

Sinceramente? Non mi interessa come evolverà questa faccenda di cuore nel secondo volume.

LA COMPONENTE ROMANTICA: TROPPO SPAZIO AL ROSA?

Anche perché ne ho avuto già abbastanza in questo primo capitolo. Non mi sarei impuntata sotto questo punto di vista se il romanzo fosse stato presentato come un rosa storico con un po’ di mystery, ma mi ci impunto proprio perché viene presentato come un giallo, e allora come giallo lo devo considerare.

Per me, non è un giallo: è un rosa travestito.

La componente romantica è davvero troppo presente, troppo ingombrante e finisce per avere più peso del mistero stesso. Il ritmo risente inevitabilmente di questo passaggio di colore, soprattutto quando l’attenzione si sposta dall’indagine alle vicende sentimentali.

ROMANCE E MISTERO VIAGGIANO SU DUE BINARI DIVERSI

La parte romantica non è integrata nel romanzo, procede su un binario parallelo rispetto al mistero. Se la vogliamo dire tutta, anche questo triangolo amoroso non è che sia proprio granché.

Non ho sentito neanche tutto questo amore o questa infatuazione da parte di Bee, almeno non nei fatti. Li percepiamo attraverso le parole scritte di Gazzola, ma quello che vediamo concretamente è, insomma… piuttosto frustrante.

Non ho nemmeno tifato per qualcuno: è vero che provo più simpatia per Julian, ma è perché per Kit provo una profonda antipatia.

Le relazioni non hanno una grande valenza funzionale per la storia. Non si genera una vera doppia tensione, romantica e gialla, e i conflitti che si creano sono molto futili.

L’unica cosa che influenza concretamente la narrazione è l’infatuazione di Bee per Kit, che costituisce la motivazione per cui decide di indagare e condiziona in parte le sue azioni. Dal rapporto con Julian, invece, scopriamo soltanto qualcosa in più sul passato del personaggio maschile.

Per il resto, ho la sensazione che se questa componente romantica sparisse e si smussassero un po’ di dettagli, non cambierebbe assolutamente niente nella storia.

IL ROMANCE E IL CONTESTO STORICO

C’è però un aspetto della componente romantica che ho trovato coerente con il periodo storico: il modo in cui Bee vive la relazione con Kit, così come i rapporti fra uomini e donne, ciò che si può e ciò che non si può fare, le aspettative sociali e anche il tema del matrimonio, soprattutto tra famiglie aristocratiche o altolocate, sono in linea con il contesto storico del romanzo.

Quindi non è la presenza del romance in sé a rappresentare il problema per me, è soprattutto lo spazio che occupa all’interno di un romanzo presentato come giallo e il fatto che finisca per sottrarre attenzione all’indagine invece di integrarsi con essa.

LO STILE DI ALESSIA GAZZOLA

Gazzola ha scritto una protagonista molto pop, che strizza l’occhio alla massa e che riesce a coprire i suoi difetti sotto la coperta del cosy crime. Purtroppo, però, manca di una voce riconoscibile, sebbene sia spontanea e per la maggior parte sembri effettivamente una giovane donna dell’epoca.

L’ironia gioca la sua parte nel camuffare un po’ i problemi di questo romanzo. Tuttavia, ce n’è uno che ai miei occhi non si potrebbe mai occultare, e cioè lo stile.

È la prima volta che leggo qualcosa di Gazzola e mi sa che sono cascata male.

Ovviamente parlo per mio gusto personale ma, sebbene la prosa sia semplicissima, i dialoghi siano piuttosto naturali e ci siano alcuni passaggi molto ironici che rendono il tutto leggero, il ritmo non è scorrevole, anzi, è spezzato in più punti.

UNA PROSA POCO EVOCATIVA

Le descrizioni sono talmente ridotte all’osso che è difficile elaborare nella propria mente un’ambientazione che sia soddisfacente. Gazzola non riesce a farmi vedere i luoghi perché non c’è niente di evocativo: quel poco che descrive è funzionale alla scena, non si sofferma sui dettagli e non costruisce un’immagine degli spazi.

Per una storia ambientata nell’Inghilterra degli anni Venti, è una cosa piuttosto importante e che fa sentire la sua mancanza.

Non ho gustato nemmeno il sapore del giallo inglese. Quel poco di suspense che comunque dovrebbe avere un cosy mystery, qui è assente, e ho percepito poca cura nella costruzione dello stile e del ritmo.

L’HEAD HOPPING E IL PUNTO DI VISTA

C’è anche un altro grande particolare che a me non scende. Ne abbiamo già parlato brevemente in alcuni video su YouTube e anche nel gruppo di lettura e cioè l’head hopping, che in questo romanzo è strausato.

Cos’è l’head hopping? Alcuni lo considerano un errore, altri una tecnica narrativa, ma in ogni caso è una modalità da utilizzare con molta parsimonia e con grande attenzione. Consiste nel saltare, appunto, da una testa all’altra durante una stessa scena, passando improvvisamente dal punto di vista di un personaggio a quello di un altro.

Quindi il lettore si distacca improvvisamente dal punto di vista di chi sta vivendo la scena, il flusso della narrazione si rompe e diventa più difficile creare un legame profondo con il protagonista.

Questo romanzo ne è pieno, e io non riesco proprio a soffrirlo.

IN CONCLUSIONE: UN COSY MYSTERY CHE NON MI HA CONVINTA

Miss Bee e il cadavere in biblioteca mi ha lasciato la sensazione di un romanzo che sulla carta ha tutti gli ingredienti per essere un buon cosy mystery, ma che messi insieme non riesce a farli funzionare. C’è il delitto, c’è la detective dilettante, ci sono i sospettati, gli indizi, l’Inghilterra degli anni Venti, l’aristocrazia e persino il triangolo amoroso. Il problema è che, per me, questi elementi non trovano il giusto equilibrio.

Il mistero non mi ha coinvolta abbastanza, l’ambientazione storica è rimasta troppo sullo sfondo, la componente romantica ha finito per occupare uno spazio eccessivo e lo stile non è riuscito a restituirmi quell’atmosfera inglese e quella dose di suspense che mi aspettavo.

Il romanzo si legge facilmente, gli indizi permettono di formulare delle ipotesi e la soluzione del caso è coerente ma per i miei gusti tutto questo non è sufficiente a compensare ciò che mi ha lasciata perplessa.

Il problema principale è stato proprio nelle aspettative legate al genere: se avessi affrontato questo libro come un rosa storico con elementi mystery, forse avrei avuto un’esperienza diversa. Ma presentato come un giallo il mistero avrebbe dovuto avere un peso molto maggiore.

Per il momento Miss Bee non è riuscita a conquistarmi, né come protagonista né come serie che sento il bisogno di continuare.

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miss bee e il cadavere in biblioteca alessia gazzola

Titolo: Miss Bee e il cadavere in biblioteca – serie: Miss Bee

Autrice: Alessia Gazzola

Editore: Longanesi, nella collana La Gaja scienza

Lingua: Italiano

Pubblicato il: 19/11/2024

256 p., Brossura

15,90€


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