Chi è il Giuda? Un thriller che non perdona

I baci di Giuda recensione: vi porto dentro uno dei thriller italiani più sorprendenti e riusciti degli ultimi tempi, scritto da Irene Caltabiano e Riccardo Iannaccone. Un romanzo che omaggia i grandi del giallo – da Agatha Christie al thriller psicologico contemporaneo – ma allo stesso tempo parla con una voce originale e modernissima. Ambientato in una villa sul litorale romano durante una rimpatriata di ex compagni di liceo, I baci di Giuda intreccia mistero, tensione, simbolismi e dinamiche umane complesse, dando vita a una storia che intrattiene, inquieta e fa riflettere.
Se amate i gialli ricchi di colpi di scena, i thriller corali e le narrazioni piene di ambiguità morali, questo romanzo potrebbe conquistarvi tanto quanto ha conquistato me.

Psss… se volete unirvi al gruppo di lettura, siete lə benvenutə! A Novembre leggiamo Belladonna di Adalyn Grace.

La canzone per questo romanzo?

GLI AUTORI E L’AMBIZIONE DE I BACI DI GIUDA: UN OMAGGIO MODERNO AL GIALLO CLASSICO

I baci di Giuda di Irene Caltabiano e Riccardo Iannaccone è arrivato nelle mie mani grazie all’autrice, che mi ha gentilmente omaggiato di una copia digitale. Le sue 335 pagine sono letteralmente volate in due giorni — un record per me.

La forza di questo libro nasce anche dalla collaborazione tra due autori con esperienze diverse ma complementari:

  • Riccardo Iannaccone, che si muove nella narrativa contemporanea (anche rosa),
  • Irene Caltabiano, attiva nella scrittura cinematografica, nella sceneggiatura e nel graphic novel, con incursioni nell’horror e nella suspense.

Il loro lavoro dà vita a un romanzo ambizioso, pensato per omaggiare le atmosfere dei grandi gialli classici — Agatha Christie in primis — e allo stesso tempo reinterpretarle attraverso un linguaggio contemporaneo. Un’operazione che non guarda solo al lettore, ma che contribuisce anche a definire la loro identità nel panorama della narrativa italiana attuale.

Ambientato in un contesto moderno, I baci di Giuda esplora temi molto attuali: amicizie fragili, segreti nascosti, fiducia tradita, intrecciando la tensione tipica del giallo con una riflessione sulle dinamiche sociali e psicologiche della nostra epoca. Una storia che unisce suspense, introspezione e rapporti umani, e che offre al lettore un mistero che affonda le radici nella complessità delle relazioni.

UN’AMBIENTAZIONE ALLA AGATHA CHRISTIE: LA RIMPATRIATA CHE DIVENTA UN INCUBO

I baci di Giuda si apre in provincia di Roma, in una grande villa sul mare durante un autunno inquieto. Marta organizza una rimpatriata di classe dopo vent’anni, e riunisce un gruppo di ex liceali ormai quarantenni: nonostante il tempo passato, ognuno conserva ancora i tratti distintivi dell’adolescenza — la reginetta rimane reginetta, i fidanzatini storici sono sposati, il comico fa ancora battute (e battutacce).

Quella che sembra una cena nostalgica si trasforma rapidamente in un incubo: i primi omicidi arrivano uno dopo l’altro, accompagnati da un inquietante marchio ricorrente. Accanto a ogni corpo compare un foglio con un triangolo, un nome e un riferimento biblico, segni che indicano la presenza di un serial killer deciso a regolare dei conti.

Il mistero cresce pagina dopo pagina, e il gruppo capisce che deve scoprire la verità prima che sia troppo tardi.

UN GIALLO CHE CATTURA SUBITO: TENSIONE, TEMI FORTI E ATMOSFERA ALLA CHRISTIE

Fin dalle prime pagine I baci di Giuda mi ha completamente catturata e da quel momento non sono più riuscita a staccarmi: è uno di quei thriller che ho letto in apnea, in cui ogni capitolo chiama il successivo. La presentazione iniziale dei personaggi richiama volutamente Dieci piccoli indiani.

Ma ciò che rende questo romanzo davvero potente non è solo l’intreccio da giallo classico — caccia all’assassino, sospetti incrociati, indizi disseminati con cura — bensì la profondità dei temi affrontati. Il libro esplora il tradimento, l’ambiguità morale, il rapporto con la fede (religiosa e umana) e persino le dinamiche di potere che si innescano quando il gruppo viene messo sotto pressione.

È un thriller che intrattiene, sì, ma invita anche a riflettere.

UNA NARRAZIONE POLIFONICA CHE AUMENTA IL MISTERO: CINQUE VOCI, UN ASSASSINO NASCOSTO

Uno degli elementi più riusciti de I baci di Giuda è la narrazione polifonica: cinque punti di vista diversi, tutti in prima persona (tranne un paio di capitoli in terza), che rendono l’intreccio dinamico e sempre in movimento. Tra queste voci c’è anche quella dell’assassino, e questo trasforma la lettura in un vero rompicapo: mi sono ritrovata a fare il “sudoku del colpevole”, andando avanti nella lettura, e tornando indietro di tanto in tanto tra i vari capitoli per cogliere ogni indizio.

Il ritmo diventa sempre più incalzante dopo un inizio lento — scelta che ho apprezzato proprio perché permette di familiarizzare con i personaggi prima che il caos esploda.

Lo stile di scrittura è crudo, realistico, alterna scene vivaci a momenti di monologo interiore, e soprattutto usa i dialoghi come strumento narrativo centrale: rivelano personalità, creano tensione, insinuano sospetti, giocano sui non detti. Frasi che sembrano innocue nascondono spesso significati doppi.

Molto curate anche le scelte linguistiche: il registro oscilla tra colloquiale e cupo, con termini evocativi che costruiscono suspense e rimandi biblici che rinforzano il simbolismo dell’opera. Tra gli elementi ricorrenti spicca il foglietto con il triangolo lasciato dal killer, un segno distintivo che dà continuità narrativa e rinforza la costruzione del mistero.

UN’ATMOSFERA CUPA E SENSORIALE: SUSPENSE ALLA CHRISTIE E TENSIONE COSTANTE

L’atmosfera de I baci di Giuda è uno dei suoi punti di forza assoluti: cupa, inquietante e ricca di dettagli sensoriali, evoca un senso di tensione che cresce pagina dopo pagina. C’è una vera e propria “suspense alla Agatha Christie”, quel tipo di mistero raffinato in cui gli indizi esistono, ma non vengono mai rivelati del tutto, cosa che mi ha lasciata perennemente in bilico tra intuizioni e dubbi.

La lingua si mette davvero al servizio del mistero: scelta delle parole, ritmo, descrizioni… tutto concorre a creare un mondo narrativo realistico ma attraversato da un tono oscuro e quasi visionario, che rende la lettura immersiva e a tratti disturbante — nel migliore dei sensi, essendo un thriller.

PERSONAGGI-SIMBOLO E DINAMICHE DI GRUPPO: CLICHÉ VOLUTI E CRESCITA PERSONALE

Uno degli aspetti più affascinanti de I baci di Giuda è la costruzione dei personaggi, volutamente stereotipati e presentati fin dall’inizio con tratti distintivi chiari, quasi da cast di un giallo classico. Ex compagni di classe con un passato condiviso, affetti irrisolti e vecchi rancori, tornano insieme dopo vent’anni portando con sé facciate di normalità che iniziano a incrinarsi non appena avvengono i primi omicidi.

Man mano che il thriller avanza, tutto ciò che era stato sepolto riaffiora: gelosie, colpe, rivalità, rimorsi. I ruoli si confondono, i rapporti si capovolgono, e alcuni personaggi intraprendono un vero percorso di crescita — chi affronta gli errori, chi cerca la verità, chi prova a espiare. Altri, invece, restano intrappolati nella negazione e nell’egoismo, fino alle ultime pagine.

Questa dinamica collettiva, così forte e volutamente esasperata, trasforma ogni personaggio in uno specchio dell’altro, tutti immersi in una tensione psicologica che arricchisce l’intero romanzo.

IL TEMA DEL TRADIMENTO NEL ROMANZO: DOPPIEZZA, MORALE E OMBRE DEL PASSATO

Il tema del tradimento è cruciale in questo romanzo, come si intuisce fin dal titolo, e si sviluppa su due livelli distinti. Da un lato c’è il tradimento morale: un’amicizia infranta, l’ipocrisia, la colpa individuale che ogni personaggio porta con sé. Dall’altro lato emerge un tradimento sociale, perché il gruppo stesso diventa un microcosmo, una piccola comunità in cui si sovrappongono gerarchie e dinamiche di potere. C’è chi domina, chi manipola, chi sacrifica gli altri per salvarsi: una vera e propria rete di rapporti incrinati.

Il romanzo gioca molto sui contrasti e sul doppio volto dei personaggi: le colpe interiori si contrappongono all’immagine pubblica, e nessuno è davvero innocente. Ognuno ha parti in ombra, e proprio questa ambiguità rende possibile che il killer sia chiunque. Non importa quanto i personaggi siano cambiati nel tempo: i loro errori rimangono lì, pronti a riemergere.

La storia solleva anche una domanda affascinante: il tradimento è davvero una scelta libera? Il riferimento simbolico a Giuda sembra suggerire una riflessione più profonda. Nel romanzo, questi elementi non sono semplici strumenti narrativi, ma rappresentano il cuore pulsante della trama: un’indagine sulla doppiezza delle relazioni umane, sulla fragilità della memoria e sulla sottile linea che separa il bene dal male.

Su una cosa Marta aveva ragione: la notte era giovane e i vecchi tempi stavano per tornare. Forse, però, non nel modo che auspicava.

L’ARCHETIPO DI GIUDA: IL TRADIMENTO, LA DOPPIEZZA E LA LINEA SOTTILE TRA COLPA E RESPONSABILITÀ

Il riferimento a Giuda nel romanzo non è casuale: egli è l’archetipo universale del traditore, colui che spezza un legame sacro in cambio di un vantaggio personale. Ma è anche la figura emblematica della doppiezza: un gesto d’affetto che si trasforma in condanna, un atto inevitabile, quasi scritto nel destino. Questo archetipo diventa una vera e propria chiave di lettura della storia.

Il titolo stesso richiama il mito di Giuda, suggerendo che qualunque personaggio potrebbe essere “il traditore”: chi è il Giuda del gruppo? O, forse, sono tutti Giuda? In questo senso il romanzo mi ha messa davanti a uno specchio, perché questo modello incarna fragilità che tutti conosciamo: il peso della colpa, la paura di essere scoperti, la tentazione dell’infedeltà (in senso lato). Ed è un simbolo estremamente attuale in una società che vive spesso di facciate, maschere e ipocrisie.

Accanto a questo tema, emerge con forza anche la distinzione tra colpa e responsabilità. La colpa è intima, personale, legata al rimorso; e ogni personaggio ne porta dentro una. La responsabilità, invece, è esterna, collettiva, e la tensione narrativa nasce proprio dal conflitto tra ciò che si è fatto e ciò che si è disposti a riconoscere. Il romanzo suggerisce che la slealtà più grande non è l’errore, ma il rifiuto di assumersi la responsabilità delle proprie azioni.

PERCHÉ IL ROMANZO È ATTUALE: TRADIMENTI, MEMORIA E CRISI DI FIDUCIA NELLA SOCIETÀ CONTEMPORANEA

Questo romanzo è sorprendentemente attuale perché riflette dinamiche che viviamo ogni giorno. A partire dalle relazioni personali, oggi più fragili che mai: amicizie che si spezzano con facilità, rapporti costruiti sull’apparenza – specialmente sui social – e una crescente propensione al tradimento, emotivo o morale. Il libro mette in scena proprio questo: la natura universale e senza tempo dell’inganno, che continua a insinuarsi nei legami umani.

C’è poi il tema del tradimento della memoria. Come dicevamo, il gruppo di personaggi rappresenta un piccolo microcosmo sociale: proprio come loro dimenticano – o fingono di dimenticare – il passato, così anche la società tende a rimuovere errori e colpe collettive, finché non tornano a bussare alla porta. È un meccanismo che conosciamo bene, e che il romanzo utilizza per creare tensione ma anche riflessione.

Un’altra componente estremamente contemporanea riguarda la sfiducia verso istituzioni e comunità. Viviamo in un’epoca in cui è facile dubitare dei gruppi di potere, delle strutture sociali, dei valori condivisi: e questo clima di sospetto è perfettamente rispecchiato nella storia, dove nessuno è davvero affidabile e ogni relazione è minata da segreti e ambiguità.

Infine, il romanzo affronta anche il concetto di fede, intesa non solo in senso religioso ma soprattutto come fiducia nel prossimo. E qui sorge la domanda più attuale di tutte: quanto è difficile credere negli altri quando ogni gesto può nascondere un doppio significato? In un mondo dominato da sospetti, omissioni e paure, anche la fede reciproca diventa un atto coraggioso.

Attendo nella penombra. Li vedo sparire, inghiottiti dal corridoio e dalla moquette.
È il momento di cambiare direzione, di diventare regista dell’ultimo atto.
È il momento di capire chi vincerà la partita.

UN’ESPERIENZA IMMERSIVA E PIENA DI COLPI DI SCENA: IL PIACERE DELLA RILETTURA

La forza de I baci di Giuda sta nell’avermi fatto vivere un’esperienza immersiva e divertente. La lettura non è solo intrattenimento: mi ha catturata dall’inizio alla fine e mi ha lasciato la voglia di continuare, fino a provare dispiacere quando sono arrivata a metà perché la storia mi è sembrata finire troppo in fretta. E il bello è che questo romanzo si presta perfettamente a una seconda lettura: una volta scoperto il colpevole, rileggere il libro permette di cogliere indizi e dettagli sotto una nuova luce, trasformando ogni capitolo in un vero puzzle da ricomporre.

Originale, frizzante e ricco di colpi di scena, mantiene una suspense costante: ogni sospetto può rivelarsi ingannevole, e sono stata costantemente sfidata a decifrare chi fosse l’assassino. La trama gioca con depistaggi intelligenti e momenti di inquietudine ben calibrati, fino all’ultima pagina, capace di sorprendere anche chi pensava di avere già risolto il mistero.

SCELTE NARRATIVE ORIGINALI E PICCOLI DETTAGLI CURIOSI

Unico piccolo appunto: ci sono alcuni passaggi del romanzo che non mi hanno convinto del tutto. Dopo averne parlato con Irene Caltabiano, ho capito che si tratta di scelte narrative deliberate, pensate per creare tensione e ritmo. Questi dettagli non tolgono nulla al piacere della lettura né all’emozione di cercare di risolvere il mistero.

Tra gli elementi più curiosi e originali, spicca la struttura dei capitoli: ogni sezione è chiamata come un piatto – “Antipasto”, “Primo piatto”, “Secondo piatto” – oppure con aggettivi legati al cibo o al vino. Questo espediente non solo aggiunge un tocco creativo e originale, ma contribuisce anche a scandire i momenti narrativi, dando ritmo e colore alla storia.

PERCHÉ LEGGERE I BACI DI GIUDA: UN GIALLO AVVINCENTE E RIFLESSIVO

Consiglio assolutamente I baci di Giuda! La narrazione coinvolgente, le atmosfere cupe e la trama ricca di colpi di scena rendono questo romanzo non solo divertente, ma anche perfetto da rileggere subito dopo la prima lettura. Pur contenendo qualche scena più intensa, il libro evita descrizioni troppo crude o splatter, mantenendo quel giusto senso di inquietudine tipico dei thriller di qualità.

Oltre al lato giallo/thriller, il romanzo invita anche a riflettere sul passato, sulle ferite emotive dell’adolescenza e sulle conseguenze delle azioni di ognuno. Con influenze poliziesche, noir e pulp, ogni pagina riserva sorprese che mi hanno tenuta col fiato sospeso fino alla fine. Un applauso a Irene Caltabiano e Riccardo Iannaccone per aver creato un’opera avvincente, originale e memorabile.

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i baci di giuda recensione di irene caltabiano e riccardo iannaccone

Titolo: I baci di Giuda

Autori: Irene Caltabiano e Riccardo Iannaccone

Editore: Supercalta Edizioni

Pubblicato il: 10/09/2025

Formato: digitale

258 pagine (nuova edizione, io ho letto la versione precedente)

3,99€

I BACI DI GIUDA – VIDEO


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