E se Roma fosse viva? Se respirasse, reagisse e fosse pronta a inghiottirti? Da questa idea parte Roma de Profundis di Filippo Santaniello, un horror grottesco e caotico in cui la città è protagonista.

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ROMA DE PROFUNDIS: TRAMA E INTRECCIO
Roma de Profundis di Filippo Santaniello si apre su una Roma notturna e ferita, schiacciata da una pioggia incessante che sembra non volerle concedere tregua. La città è una presenza ingombrante che condiziona ogni passo dei personaggi, ogni scelta, ogni loro deviazione.
Le figure principali sono tre: Giuseppe, Rosario e Damiano. Ognuno di loro entra nella storia seguendo una traiettoria diversa, dei frammenti separati. Giuseppe è legato alla dimensione della creazione e dell’osservazione: è un regista; Rosario invece vive una quotidianità più grigia e soffocante come praticante in uno studio legale; Damiano è l’energia instabile, difficile da incasellare: è impiegato in una ditta di derattizzazione e suona in una band chiamata The Rattizzatori.
Le loro vicende procedono inizialmente secondo linee parallele che non sembrano destinate a incontrarsi, ma non sarà così a lungo. La notte romana, con la sua logica imprevedibile e il suo sottobosco di eventi sempre più distorti, finisce per trascinarli, tutti e tre, nello stesso vortice.
L’intreccio di Roma de Profundis è costruito come un effetto domino di incontri, incidenti e derive che trasformano la città in un labirinto sempre più paradossale. Un baratro in cui i personaggi vengono progressivamente risucchiati, come se la città stessa, con una propria volontà, li trascinasse con sé.
ROMA COME PROTAGONISTA: L’AMBIENTAZIONE DI ROMA DE PROFUNDIS
Roma è un’entità, partiamo da questo presupposto. È un’entità viva e pulsante, incattivita dall’amministrazione comunale, che è completamente inesistente e, se c’è, non si interessa di ciò che succede alla capitale.
La pioggia incessante è uno dei suoi linguaggi principali, una presenza che modifica lo spazio urbano, lo rende scivoloso, instabile e ostile. Le strade allagate sono le sue vene, i sottopassi cavità oscure, gli angoli meno visibili zone di decomposizione sociale e fisica, di degrado urbano; la città reagisce al passaggio di chi la percorre.

Roma è un organismo che inghiotte i personaggi, alcuni proprio letteralmente, e li consuma. Li spinge, li devia, li mette alla prova come se avesse una propria volontà. Assume tratti antropomorfi: respira attraverso le fogne, si contrae nei vicoli, si espande nelle periferie.
Ogni movimento dei personaggi innesca una risposta dell’ambiente: sembra che Roma abbia un sistema nervoso. L’ambientazione è chiaramente un elemento attivo della narrazione. Siamo davanti a una città reinterpretata in chiave simbolica e grottesca, in cui il degrado urbano funziona da vero e proprio linguaggio.
I PERSONAGGI DI ROMA DE PROFUNDIS
I personaggi non sono per niente eroici, e non ne hanno nemmeno le velleità, probabilmente. Non sono nemmeno semplici protagonisti tradizionali: piuttosto sono forze in movimento dentro un ecosistema urbano a loro avverso. Ognuno di loro rappresenta una diversa modalità di sopravvivenza (o di cedimento!), all’interno della stessa notte romana, e non seguono il classico arco di crescita lineare.
Giuseppe è un regista che cerca di far produrre il proprio film, un film a episodi, nonostante venga reputato non all’altezza di essere trasmesso in una sala cinematografica e nonostante nessuno riesca a vedere il nesso tra i vari episodi, che è, appunto, il degrado di Roma. È il personaggio che ha l’energia “costruttiva” in questa faccenda: abita la dimensione dell’arte e della creazione. È legato all’idea di osservare e interpretare ciò che accade, cerca un senso dentro il caos. Attraverso di lui la realtà viene in qualche modo “letta” e rielaborata.
Rosario, povero praticante di uno studio legale, è il cittadino intrappolato nel sistema, che si immerge nei meandri del degrado urbano e fa della lotta all’amministrazione comunale una ragione di vita. Incarna l’attrito con la quotidianità. È il personaggio radicato nella dimensione più concreta e soffocante, quella di una vita che sembra già compromessa in partenza. La sua traiettoria lo porta a muoversi dentro la città subendola. È la resistenza passiva, intrappolato nei meccanismi che lo circondano.
Damiano, invece, è puro caos, istinto, energia sregolata e decisamente male utilizzata. È imprevedibile. È l’elemento che rompe gli equilibri, introduce instabilità e fa galoppare il ritmo della narrazione. È una scintilla che rende visibile la fragilità sia degli altri sia del contesto stesso.
Nel loro insieme sono una sorta di triangolo instabile, e ciascuno di loro rispecchia un modo diverso di reagire al degrado e alla deriva della città. Vengono progressivamente assorbiti dalla storia e diventano parte integrante della macchina che cercano di comprendere o a cui cercano di sopravvivere.
I TEMI DI ROMA DE PROFUNDIS: DEGRADO, DISILLUSIONE E CRITICA SOCIALE
Salta subito all’occhio tutta la critica sociale che c’è in queste pagine, a cominciare, prima di tutto, dal degrado, che è sistemico: riguarda la città, le relazioni e persino la percezione che i personaggi hanno della realtà. Nell’equilibrio rotto di Roma funziona tutto per inerzia, fino al momento del collasso.
Un altro tema centrale è la disillusione collettiva. Quello descritto nell’opera è un mondo in cui le promesse sociali e personali appaiono svuotate e c’è, infatti, una sensazione generale di deriva.
Accanto a questo emerge la trasformazione dell’essere umano sotto pressione: la notte, la pioggia, la città stessa agiscono come agenti corrosivi, mettono a nudo istinti, fragilità e reazioni imprevedibili. I personaggi compiono delle scelte per sopravvivere, e non esiste “giusto” e “sbagliato”.
Il romanzo parla anche dell’idea della città come metafora sociale, in cui Roma in questo caso è un organismo che rappresenta le tensioni di tutta la collettività: c’è la crisi, la precarietà e la perdita di riferimenti culturali e morali.
E, infine, il grottesco e l’horror vengono utilizzati come strumenti di amplificazione del reale: deformano la realtà fino a renderla più leggibile nei suoi eccessi.
LO STILE DI FILIPPO SANTANIELLO IN ROMA DE PROFUNDIS
Non mi aspettavo nulla di diverso da Filippo Santaniello: cammina sempre su questa linea sottilissima e volutamente instabile in cui horror, grottesco e commedia nera si intrecciano senza stabilizzarsi mai in un unico registro. Come in ogni sua opera, c’è un’alternanza incredibile di ironia e violenza: ti fa ridere anche delle cose su cui non rideresti mai, ma in questo caso è più forte di te, non ci puoi fare nulla!
Come in Country Zombie Apocalypse, sembra di vedere un film a causa del suo stile sempre tanto visivo, da sceneggiatura, cinematografico. Le scene vengono proprio “inquadrate” con una precisione incredibile, che fa immaginare le riprese in movimento tra le strade allagate, i quartieri bene di Roma e gli interni opprimenti. C’è una fortissima sensazione di immersione fisica: ci troviamo anche noi sotto la stessa pioggia che squassa la città.

La scrittura privilegia il ritmo serrato, fatto di passaggi e cambi di prospettiva rapidi che mantengono alta l’attenzione. Particolarmente interessante è l’uso del grottesco, che serve anche a rendere più riconoscibile la realtà nella sua esasperazione; utillizza la violenza e l’assurdo come un linguaggio coerente con la visione di una Roma degradata e mitologica.
È uno stile sporco e vibrante, in cui la stessa forma della scrittura segue il disordine della città che racconta.
STRUTTURA NARRATIVA E RITMO DI ROMA DE PROFUNDIS
I capitoli non sono brevissimi, ma si buttano giù come se si stesse bevendo un bicchiere d’acqua.
È una composizione a incastro, in cui ogni segmento aggiunge un tassello al quadro generale. La struttura è fortemente dinamica: i punti di vista si alternano attraverso un narratore universale e la narrazione si sposta da un personaggio all’altro con un effetto accelerante.
Il ritmo è uno degli elementi più caratterizzanti del romanzo: è serrato, incalzante, e tende a sfavorire i momenti di pausa descrittiva in favore di una progressione costante degli eventi. Si intensifica ulteriormente man mano che la storia avanza, seguendo una logica di crescente degenerazione: gli eventi si accumulano, le situazioni si intrecciano e la città sembra “chiudersi” attorno ai personaggi; il caos così cresce sempre di più e si inseriscono nuovi dettagli assurdi e grandguignoleschi.
La struttura e il ritmo lavorano benissimo insieme per costruire una bella esperienza di lettura, che punta a questa perdita dell’equilibrio, coerente con il tono generale del romanzo e con la sua visione di una Roma in disfacimento.

LA MIA OPINIONE SU ROMA DE PROFUNDIS
A me è piaciuto tantissimo, mi ha tenuta incollata alle pagine e ho finito questo romanzo in due sessioni di lettura! Mi piace come l’autore intrecci l’horror e la commedia e, soprattutto, inserisca questi elementi di italianità nelle sue opere, che poi affondano le radici in una critica profonda e intelligente. Il romanzo oscilla spesso tra registri opposti senza perderne la coerenza.
Tra l’altro non mi ci sono soffermata nella recensione perché mi piacerebbe che scopriste da soli il resto, ma comunque c’è anche il vudù di mezzo! La cosa che più mi ha rapita e convinta, però, è il concetto di Roma protagonista: Roma viva, Roma mostruosa, che ti ingloba e poi ti sputa deforme.
L’idea di Roma come organismo funziona davvero efficacemente ed è, a mio parere, uno degli elementi più memorabili dell’opera. La città guida la storia, la distorce, è una presenza ingombrante. Ho avuto un’esperienza di lettura immersiva, ma è stata anche volutamente molesta in diversi passaggi. Lascia addosso una sensazione difficile da scrollare via.
TRIGGER WARNING
Attenzione comunque ai trigger warning: oltre a splatter e gore, per chi è sensibile a questi temi ci sono, nel mezzo, anche razzismo, fascismo e sessualizzazione della donna.
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Titolo: Roma De Profundis
Autrice: Filippo Santaniello
Editore: Nero Press Edizioni
Lingua: Italiano
Pubblicato il: 24/11/2024
226 p., Rilegato
17,90€
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