La vampira di Lamothe-Langon: prima che nascesse Dracula

Vuoi un libro in cui il vampiro è ancora lontano dall’immagine che conosciamo oggi? Con La vampira di Lamothe-Langon ci immergiamo nel gotico ottocentesco, nelle sue atmosfere malinconiche, e scopriamo promesse infrante e creature tormentate; ti mostro di un tassello affascinante nella storia del vampiro letterario.

LA VAMPIRA DI LAMOTHE-LANGON: UNA CREATURA MEZZA DONNA, MEZZA MOSTRO

Ne La vampira ossia la vergine d’Ungheria, la figura della vampira è costruita come una creatura tormentata, in perenne conflitto tra le briciole di umanità che le rimangono e l’istinto crudele della sua nuova natura, a cui non può sottrarsi a causa di una volontà superiore. È quindi un essere estremamente complesso, a metà tra donna e mostro, costantemente infelice e senza alcuna possibilità di riscatto.

In effetti, Alinska è poco “vampirica” rispetto all’immaginario moderno. È certamente una creatura soprannaturale, all’apparenza immortale, ma il suo vampirismo non coincide ancora con quello che oggi associamo al termine. La sua natura rimane inoltre ambigua, perché riesce a nasconderla molto bene agli altri e i suoi tormenti rendono difficile distinguere completamente la donna dal mostro.

Femminilità, seduzione e mostruosità

C’è sicuramente un rapporto tra femminilità, seduzione, morte e mostruosità ne La vampira, ma non nel modo in cui lo intendiamo oggi. Alinska è consapevole di attirare su di sé le attenzioni degli uomini, così come quelle delle donne, che rimangono comunque affascinate da lei, seppur in modo differente. Il suo fascino, però, non è qualcosa che esercita volontariamente: è innato.

Il suo essere perennemente malinconica, la sua aria di decadenza, il suo pallore e la sua apparente debolezza spingono gli uomini verso di lei come falene attirate dalla luce, nonostante Alinska li respinga. La seduzione, quindi, è una caratteristica intrinseca della sua natura e non un’arma consapevole.

Alinska: il vampiro prima del vampiro moderno

Anche per questo il personaggio si discosta molto dall’immaginario del vampiro moderno. Alinska è una creatura tormentata, prigioniera della propria natura e della volontà che la domina.

Il fatto che sia una donna è chiaramente parte dell’orrore. Penso che un personaggio maschile non avrebbe avuto lo stesso impatto che ha Alinska in questa storia: la sua femminilità, il suo fascino involontario, la sua fragilità apparente e la sua natura mostruosa convivono e la rendono una figura ambigua e inquietante.

LA VAMPIRA: TRAMA E PROTAGONISTI, AMORE E ORRORE

Durante le campagne napoleoniche, il giovane ufficiale francese Édouard Delmont incontra in Ungheria Alinska, una ragazza di cui si innamora e alla quale promette di sposarsi. Ma la guerra lo richiama ai suoi doveri militari e, tornato in Francia, Édouard finisce per dimenticare la donna e prenderne in moglie un’altra, dalla quale ha due figli.

Nel 1815, quando sembra ormai aver costruito una vita tranquilla con la propria famiglia, il colonnello decide improvvisamente di lasciare Parigi e trasferirsi in una dimora isolata nella campagna del Lauragais, nei pressi di Tolosa. La sua partenza nasconde una ragione che non vuole rivelare alla moglie: il passato sta tornando a cercarlo.

Alinska torna dal passato

Poco dopo, nei dintorni della nuova abitazione compare proprio Alinska. La donna è cambiata, ma conserva una bellezza inquietante e sembra legata a un destino oscuro. La sua presenza coincide con l’inizio di una serie di eventi inspiegabili e di tragedie che colpiscono la famiglia Delmont.

Diventa sempre più evidente, man mano che il terrore si insinua nella casa, che Alinska non è una semplice donna abbandonata, né una creatura soprannaturale che agisce soltanto per propria volontà. La sua esistenza è legata a una promessa infranta e a una forza ultraterrena che la spinge a compiere la propria vendetta, con conseguenze sempre più devastanti per Édouard e per i suoi cari.

Una storia di amore, vendetta e vampirismo

Il fulcro de La vampira è proprio questo intreccio tra amore e orrore: Alinska è una creatura da temere, e al contempo una figura tragica, intrappolata in un destino che sembra andare oltre la sua volontà.

Il vampirismo, quindi, è qui una forma di punizione per una promessa tradita, e mette al centro la paura della morte e le conseguenze di un amore abbandonato.

QUANTO CI VUOLE SPAVENTARE LA VAMPIRA? O MEGLIO, IL ROMANZO VUOLE SPAVENTARCI?

In realtà, no, o almeno sicuramente La vampira non spaventerà il lettore contemporaneo. Tuttavia, la sua essenza gotica è estremamente affascinante e io ne ho subito pienamente la malia.

Le ambientazioni, il paesaggio rurale francese, la casa di Alinska nel bosco e la dimora dei Delmont, creano un’atmosfera elegiaca e profondamente gotica. Anche l’uso della notte e del buio come elementi caratterizzanti è importante: molte scene si svolgono durante le ore notturne o nella penombra, e la risultante è l’intensificarsi di quella sensazione di isolamento e di mistero che permea il romanzo.

Un gotico più inquietante che spaventoso

Le descrizioni, poi, sono deliziosamente ottocentesche: piuttosto minuziose, auliche e ricche di elementi macabri, che però non riescono a imprimere un sentimento di minaccia impellente.

Piuttosto, forse, creano inquietudine, e non nel senso di un sentimento tensivo, come potrebbe essere un thriller, quanto di un vero e proprio turbamento, probabilmente influenzato dai sentimenti di Alinska.

Il suo essere tormentata si rifletteva molto su di me. La vampira mi ha trascinata in una dimensione malinconica, oscura e inquieta, nella quale il confine tra orrore e sofferenza è molto labile.

immagine in bianco e nero di una casa nel bosco
Il paesaggio e gli ambienti isolati sono l’elemento centrale dell’atmosfera gotica del romanzo.

LA VAMPIRA E IL CONTESTO STORICO-LETTERARIO: IL VAMPIRO PRIMA DEL VAMPIRO MODERNO

La cosa certa è che non si può analizzare questo libro basandosi completamente su canoni moderni, perché leggere La vampira vuol dire anche leggere un pezzo di storia della figura del vampiro, che nel corso degli anni è cambiata profondamente.

È un romanzo scritto nel 1825, quindi uno dei primi testi letterari dedicati alla figura del vampiro, e successivo a Il vampiro di Polidori di appena sei anni. È quindi ovvio che il contesto storico-letterario sia importante tanto quanto l’opera stessa.

Siamo in pieno sviluppo del gotico europeo e, soprattutto, in un momento in cui la figura del vampiro non ha ancora assunto i connotati che le attribuiamo oggi. Lamothe-Langon sta semplicemente riproponendo il gotico che già esisteva o sta trasformandolo attraverso la figura del vampiro?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo fare un passetto indietro e guardare il genere gotico un attimo più in generale.

Il gotico prima di Lamothe-Langon

La culla del romanzo gotico è l’Inghilterra della seconda metà del Settecento, ma tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX raggiunge il suo apice, i suoi anni d’oro, insomma.

Nel momento in cui Lamothe-Langon scrive, quindi, il gotico non è assolutamente una novità. È però ancora un genere estremamente fertile, contaminabile con altri generi e adatto ad accogliere nuove figure, temi e forme di soprannaturale.

Il vampiro, inoltre, esisteva già come figura folklorica e letteraria, anche grazie alla circolazione di racconti e testimonianze su presunte epidemie vampiriche dell’Europa orientale. Un testo fondamentale in questo processo fu Traité sur les apparitions et les vampires di Dom Augustin Calmet, pubblicato nel 1751.

Quindi sì, diciamo che Lamothe-Langon non si è inventato niente di nuovo. Però una novità la porta: inserisce come vampiro una donna e, soprattutto, lega il soprannaturale a una dimensione sentimentale.

Ricordiamoci infatti che La vampira precede di undici anni La morte innamorata di Gautier e di parecchi decenni le grandi figure vampiriche ottocentesche di Le Fanu e Stoker.

il vampiro di polidori
Con Polidori, il vampiro assume una nuova identità letteraria, aristocratica e affascinante.

Quanto del vampiro moderno era già presente nel 1825?

Quanto del vampiro che conosciamo oggi era già presente nel 1825?

In realtà, ben poco.

Alinska è una donna morta che ritorna, una creatura molto legata alla vendetta per una promessa infranta e alla morte. Scordiamoci quindi canini lunghi e mantelli, perché qui non ce ne sono.

Una cosa interessante che ho trovato è uno studio dedicato proprio a questo romanzo (che allego in basso), che analizza l’elemento del sangue come centro della storia e ricostruisce anche la progressiva diffusione del concetto di vampiro nell’Europa occidentale.

Parlo comunque di Europa occidentale non a caso, perché nell’Europa orientale questo immaginario era già radicato.

COME NASCE L’ASSOCIAZIONE TRA VAMPIRO ED EUROPA ORIENTALE?

In realtà, è il risultato di una lunga costruzione culturale e letteraria. L’associazione nasce nel Settecento, quando le credenze locali dell’Europa centro-orientale entrano nel circuito della stampa, della medicina e della cultura illuminista dell’Europa occidentale.

Le credenze sui morti che ritornano dalla tomba e danneggiano i vivi erano già presenti in diverse zone dell’Europa orientale e sud-orientale e il termine stesso “vampiro” proviene dalla parola slava vampir.

Poi succede che, nei Balcani e nell’Europa centro-orientale sotto gli Asburgo, cominciano a circolare rapporti su presunti casi di vampirismo.

I casi di vampirismo che conquistarono l’Europa

Uno dei più famosi riguarda la Serbia: nel 1725 un ufficiale medico austriaco, Frombald, riferì a Vienna che gli abitanti avevano riesumato un cadavere ritenuto responsabile di alcune morti.

Dopodiché, nel 1732, sempre in Serbia, ci fu il caso di Arnold Paole, che attirò un’enorme attenzione. Le autorità asburgiche inviarono perciò delle persone a investigare e vennero prodotti dei rapporti medici.

Possiamo dire, perciò, che una credenza popolare diventò una notizia addirittura europea.

La stampa poi fece il resto, perché una rivista scientifica dell’epoca, il Commercium Litterarium, pubblicò numerosi articoli sul vampirismo. Negli anni successivi comparvero decine di trattati sull’argomento in vari centri culturali, come Vienna, Lipsia, Amsterdam e Londra.

Vampirismo tra scienza e superstizione

È paradossale perché siamo in pieno Illuminismo, quindi nell’epoca della ragione, dell’osservazione scientifica e della lotta alla superstizione. È ironico perché proprio quest’interesse razionalista rese il vampirismo così famoso.

Gli studiosi cercavano di capire questo fenomeno e, più cercavano di spiegarlo, più ne aumentavano la fama.

Perciò il vampiro si trova un po’ al confine tra scienza e superstizione.

Però, attenzione: non è che l’Occidente pensasse che l’Europa orientale fosse carica di vampiri. Semplicemente, molti dei casi che arrivarono in Occidente provenivano da Serbia, Ungheria, Moravia e aree balcaniche, e la monarchia asburgica fece da tramite tra queste culture locali e i centri culturali dell’Europa occidentale.

Per questo quel territorio diventò una sorta di zona soprannaturale, cosa che fu poi sfruttata dalla letteratura.

La vampira nel mezzo di questa trasformazione

La vampira è interessante proprio perché intercetta il vampiro mentre questa costruzione culturale è ancora in corso.

Il romanzo utilizza un’ambientazione molto legata all’Ungheria e alle tradizioni dell’Est Europa, e si colloca proprio all’interno di quell’immaginario che, nel corso del Settecento e dell’Ottocento, avrebbe contribuito a costruire l’associazione tra vampiro ed Europa orientale.

Lamothe-Langon sta scrivendo in un momento in cui il vampiro stesso è ancora una figura in trasformazione.

ALINSKA E IL VAMPIRO MODERNO: COSA MANCA ANCORA PRIMA DI DRACULA?

Si parte sempre da un cadavere, non c’è niente da fare. Nel folklore dell’Europa orientale il vampiro era, appunto, un morto che interferiva con i vivi.

Anche in Alinska è evidente questa dimensione di cadavere ritornato: il suo corpo conserva ancora molte caratteristiche legate alla sua morte ed è talmente legata al suo essere tornata in vita che le è difficile, se non impossibile, trovare una dimensione tra i vivi.

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Il cadavere e il sangue: due elementi non ancora centrali allo stesso modo

Un’altra cosa importante è che, nell’immaginario moderno, la prima cosa a cui associamo il vampiro è il nutrirsi di sangue. In La vampira questo elemento c’è, ma è molto marginale rispetto ad altri aspetti più legati al mondo della morte.

Questo perché l’equazione vampiro = sangue non è stata sempre così ovvia. Anticamente, quando si pensava a queste creature, prima ancora di concentrarsi sul liquido vitale si pensava ai cadaveri e quindi li si associava a malattie, morte, deperimento o semplicemente sventura.

È molto interessante guardare Alinska sotto questo punto di vista!

Mettiamo però a confronto, per esempio, il vampiro moderno con Alinska e vediamone le differenze concrete:

  • Aristocrazia: il vampiro moderno è spesso aristocratico, Alinska no.
  • Fascino: entrambi sono affascinanti.
  • Seduzione: il vampiro moderno è seduttivo, Alinska no.
  • Immortalità: entrambi sembrano immortali.
  • Sangue: entrambi sono legati al suo consumo.
  • Morso: il vampiro moderno morde, Alinska no.
  • Trasmissione del vampirismo: il vampiro moderno può trasformare le proprie vittime, Alinska no.
  • Metamorfosi: il vampiro moderno può trasformarsi, Alinska no.
  • Poteri soprannaturali: entrambi ne possiedono.
  • Erotismo: il vampiro moderno ha una forte componente erotica, che in Alinska è molto meno presente.

Da creatura folklorica a personaggio letterario

Possiamo dire che Alinska, in realtà, è una figura che suscita desiderio più che paura, una caratteristica che la distingue dalle rappresentazioni più antiche del vampiro. Qui è evidente l’influenza de Il vampiro di Polidori, che trasformò la figura in un aristocratico affascinante e predatorio.

C’è poi un altro aspetto che ritroviamo anche in La vampira: Alinska ha una sua storia, dei desideri, un passato, una personalità e soprattutto delle motivazioni.

Infatti, più comprendiamo Alinska, più capiamo chi era e perché è diventata ciò che è, e più ci allontaniamo dal folklore e ci avviciniamo alla letteratura. Abbiamo perciò un personaggio dalla psicologia complessa, la cui natura soprannaturale è legata alla sua vicenda personale.

Alinska è estremamente interessante nella storia del vampiro letterario: non è ancora la creatura che assoceremmo a Dracula, ma non è nemmeno soltanto il cadavere inquietante delle credenze popolari.

“Le Vampire” di René de Moraine, 1864
Il vampiro prima del mito moderno: un’incisione del 1864 che richiama le credenze ottocentesche sui cadaveri ritenuti responsabili di eventi soprannaturali.

LO STILE DE LA VAMPIRA: UNA PROSA OTTOCENTESCA ED EVOCATIVA

Per quanto riguarda lo stile, dobbiamo sempre tenere in considerazione che stiamo leggendo un testo dell’Ottocento, e si sente tutto. Non potrei mai definirlo un testo moderno nello stile, perché non lo è, e sicuramente per apprezzarlo bisogna apprezzare una scrittura un po’ desueta.

Il ritmo è piuttosto lento: per entrare nel vivo della storia ci vuole un bel po’ di tempo. Il romanzo è carico di descrizioni molto musicali, con tanto di spartiti veri e propri, e di alcune digressioni. L’ambientazione è caratterizzata anche grazie alle descrizioni di Lamothe-Langon, che con la sua prosa evoca le sensazioni giuste al momento giusto.

Personaggi, dialoghi e melodramma

I personaggi principali sono abbastanza caratterizzati, sebbene quelli secondari siano davvero appena accennati. I due figli di Delmont, per esempio, li vediamo pochissimo, nonostante siano molto importanti per la storia.

Ci sono anche delle ingenuità narrative che oggi guarderemmo con un po’ di simpatia, specialmente per quanto riguarda i dialoghi, molto costruiti, solenni, almeno secondo il registro moderno, e tanto, tanto melodrammatici. Lamothe-Langon utilizza tantissime espressioni enfatiche ed esclamative che danno alla narrazione un tono decisamente teatrale.

Ma, nonostante tutto, non ho trovato la prosa prolissa. Anzi, l’ho trovata evocativa.

Alla fine fa tutto parte del gioco! È anche questo che dà carattere al romanzo e ci fa sentire che non stiamo leggendo una reinterpretazione moderna, ma un classico a tutti gli effetti.

La traduzione e il finale: luci e ombre

La traduzione, inoltre, mi è piaciuta moltissimo perché ha tenuto fede il più possibile alla lingua originale, e si sente. La scrittura conserva quel sapore ottocentesco che, per me, è parte integrante dell’esperienza di lettura.

Se dovessi trovare un difetto, direi il finale. Sebbene sia stato tanto gotico da risultare epico, mi ha lasciata un po’ delusa: mi aspettavo un maggiore risalto per la figura di Alinska.

Leggi anche: Spose cadavere e cavalieri senza testa

La vampira ossia la vergine d'Ungheria
di Étienne-Léon de Lamothe-Langon

Titolo: La vampira ossia la vergine d’Ungheria

Autore: Étienne-Léon de Lamothe-Langon

Curatore: Enrico De Luca

Illustratore: Massimiliano Modica

Editore: Oblivium Edizioni

Lingua: Italiano

Pubblicato il: 4/9/2026

348 p., ill. , Rilegato

19,90€


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