Cinque piccole affamate e l’orrore del desiderio

Se esiste un tipo di horror che non punta soltanto a spaventare, ma anche a destabilizzare e mettere profondamente a disagio, allora Cinque piccole affamate di Valerio De Santis rientra perfettamente in quella categoria. Questo romanzo horror weird, infatti, ci catapulta fin dalle prime pagine in un’atmosfera ambigua, marcia e perturbante, e ci trascina in una storia fatta di simboli, istinto, desideri repressi e una costante sensazione di pericolo imminente. Nel corso di questa recensione di Cinque piccole affamate parlerò del clima horror e weird del romanzo, dei suoi temi principali, dei personaggi, dello stile di scrittura di Valerio De Santis e di ciò che, secondo me, funziona meglio e cosa un po’ meno. Perché sì, è un libro che mi ha coinvolta moltissimo durante la lettura, spingendomi a divorarlo con curiosità quasi morbosa, anche se non tutto mi ha convinta allo stesso modo fino alla fine.

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CINQUE PICCOLE AFFAMATE: UN HORROR WEIRD – SIMBOLI, DISAGIO, ISTINTO

Cinque piccole affamate di Valerio De Santis è un romanzo horror weird con elementi fiabeschi declinati in chiave oscura, perturbante e pieno pieno di simboli. È una storia che gioca continuamente con la sensazione di disagio, trascinandoci in un’atmosfera ambigua e inquieta fin dalle prime pagine.

Al centro del romanzo ci sono cinque figure che non è facile definire, tanto che non possiamo neanche dare loro un vero nome: le conosciamo soltanto tramite soprannomi funzionali alla storia e alla loro identità simbolica. Queste cinque figure hanno “fame”, ma che tipo di fame? È davvero fame nel senso più letterale del termine? Forse per qualcuna sì, ma non per tutte; per altre è una fame più profonda, emotiva, quasi viscerale.

Già dall’inizio, Cinque piccole affamate ci avvolge in un’aura di pericolo imminente, straniamento e ci induce una morbosa curiosità, facendoci provare fin da subito quella sensazione inquieta che caratterizza l’intero romanzo horror weird di Valerio De Santis.

LA VILLA, LA FAME E L’ATMOSFERA AMBIGUA DI CINQUE PICCOLE AFFAMATE

La storia di Cinque piccole affamate ruota attorno a quattro ragazze, unite in realtà da qualcosa di molto più profondo della semplice condivisione della stessa stanza. Sono immerse in un contesto che inizialmente sembra quasi ordinario, innocuo (siamo a Roma, cosa potrebbe mai succedere?), ma lentamente emerge un elemento straniante: la villa in cui vengono invitate da Mantide, la quinta protagonista di questa storia.

E no, non è una villa normale. Lo capiamo subito dal fatto che la sua architettura esterna non rispecchia quella interna, infondendoci immediatamente una sensazione di distorsione e disagio che accompagnerà, poi, tutto il romanzo. È uno spazio liminale, confuso, “sbagliato”, che riflette perfettamente anche l’interiorità delle protagoniste.

A unirle, però, non è soltanto quel luogo inquietante, ma soprattutto questa “fame” che attraversa l’intera narrazione e che non è puramente un bisogno fisico, ma qualcosa di molto più intimo, emotivo e viscerale.

Dal momento in cui queste ragazze si incontrano, il romanzo horror weird di Valerio De Santis prende una piega sempre più tesa e ambigua, lasciandoci costantemente a cavallo tra ciò che è reale e ciò che invece assume contorni più simbolici, oscuri e soprattutto soprannaturali.

UN HORROR WEIRD PERTURBANTE: DISGUSTO, CLAUSTROFOBIA E TENSIONE

Sotto l’apparenza “semplicemente” angosciante, Cinque piccole affamate nasconde anche tutti gli elementi tipici dell’horror, e rispetta chiaramente i canoni del genere. A un certo punto il romanzo diventa infatti piuttosto crudo e inizia a giocare anche sulla sensazione di disgusto, oltre che sulla tensione psicologica.

I sentimenti che suscita sono diretti, e una delle cose che mi ha colpita di più è il modo in cui lavora continuamente sul senso di chiuso e di claustrofobia, una sensazione di oppressione che si percepisce persino negli ambienti aperti. È sempre tutto molto ambiguo e non inquadrabile: non esiste una vera parte di normalità, perché il romanzo è disturbante dall’inizio, e man mano che la storia avanza diventa sempre più estremo.

Personalmente, mi ha fatto sentire parecchio a disagio, cosa assolutamente voluta e riuscita molto bene, in special modo durante le interazioni dirette con Mantide ma anche in alcuni momenti della vita delle protagoniste.

Io, questo libro, l’ho divorato, perché avevo bisogno di capire come finisse, cosa fosse reale e cosa no, proprio perché ci si trova continuamente in questo ambiente liminale, quasi sulla soglia di… qualcos’altro.

Detto questo, devo anche essere sincera: non è un romanzo a cui credo ripenserei ancora dopo molto tempo. Non mi ha lasciato riflessioni particolarmente forti dopo la lettura, però mi ha intrattenuta davvero molto bene durante l’esperienza e si è lasciato leggere con grande curiosità.

I TEMI DI CINQUE PICCOLE AFFAMATE: FAME EMOTIVA, TRAUMI E ISTINTO

Nonostante Cinque piccole affamate non mi abbia lasciato un’impronta fortissima dopo la lettura, devo dire però che sviluppa intimamente dei temi davvero importanti. La “fame” presente nel romanzo non è infatti soltanto una fame fisica, ma anche fame emotiva, fame sociale, bisogno, desiderio viscerale che nasce da una mancanza profonda.

Le protagoniste sono ragazze che, chi in un modo e chi in un altro, hanno avuto e hanno tutt’ora problemi con se stesse e con il mondo che le circonda, che si portano dietro traumi infantili non risolti e ferite interiori mai davvero guarite.

Il romanzo horror weird di Valerio De Santis parla anche molto di istinto, che inizialmente viene subìto dai personaggi, e che poi finisce per essere assecondato, così come parla di sopravvivenza e infanzia. C’è infatti un contrasto continuo tra il mondo infantile e qualcosa di oscuro che lentamente vi si insinua, e la crescita stessa viene vista più come perdita che come trasformazione positiva.

All’interno della storia c’è anche una critica sociale nascosta, che tocca le istituzioni, il modo in cui vengono gestite determinate situazioni, soprattutto quando coinvolgono i minori, e persino la figura genitoriale.

Insomma, sotto tutta la componente horror e inquietante, c’è davvero tanto da scovare. Il libro affronta implicitamente anche il tema delle relazioni e dei bisogni repressi, lasciando intendere che, molte volte, ciò di cui abbiamo paura non dovrebbe davvero farci paura… anzi, a volte può persino diventare un aiuto o una forza.

I PERSONAGGI TRA ARCHETIPO E REALTÀ: IDENTITÀ “ROTTE” E SIMBOLICHE

I personaggi di Cinque piccole affamate sono un mix di realtà e archetipo: risultano complessi e allo stesso tempo leggibili, perché hanno una psicologia ben riconoscibile e caratterizzante. Proprio per questo ognuno è ben distinguibile dall’altro grazie ai propri tratti interiori, e funziona anche in autonomia, separato dagli altri, non come un unico “organismo collettivo”.

Si riesce a empatizzare con loro perché sono ragazze “rotte”, ognuna a suo modo, anche se devo dire che in alcuni punti mi sono sentita più distaccata, soprattutto per alcune scelte, consapevoli o inconsapevoli, che fanno nel corso della storia.

Inoltre, ognuna di loro porta in sé anche un significato più simbolico, e tutte, in modi differenti, evolvono nel corso della narrazione. L’evoluzione è però un tema difficile da affrontare senza fare spoiler, quindi lo lascio un po’ sospeso, così, invitandoti a scoprirlo direttamente nella lettura e a capire in che senso queste ragazze cambiano.

Mantide, osservandole, riconobbe in loro una grinta e un attaccamento alla vita che non avrebbe potuto immaginare. La cosa, comunque, non la preoccupò più di tanto.

LO STILE DI SCRITTURA DI VALERIO DE SANTIS: SEMPLICITÀ E ORRORE RITUALE

Lo stile di scrittura di Valerio De Santis in Cinque piccole affamate è molto semplice, ma funziona proprio per questo. Le parole sono “pulite”, poco “sporcate” dalle sensazioni, e le frasi, soprattutto nei dialoghi, risultano brevi, dirette e taglienti.

Allo stesso tempo non mancano parti più descrittive, molto visive, che lasciano poco spazio all’immaginazione pura e lavorano invece su immagini precise e concrete, che rendono ancora più sconvolgente l’atmosfera del romanzo horror.

Nell’orrore presente in questa storia c’è anche qualcosa di poetico e rituale, non solo nei temi ma anche nel modo in cui la narrazione è costruita, e questo rafforza ulteriormente il carattere weird dell’opera.

La voce narrante, in terza persona e onnisciente, è abbastanza distaccata, fredda, quasi “sulle sue”: osserva ciò che accade senza risultare giudicante, mantenendo per tutta la lettura una sensazione di neutralità inquieta che si sposa molto bene con il tono del romanzo.

IL RITMO DI CINQUE PICCOLE AFFAMATE E UN FINALE MENO INCISIVO DEL PREVISTO

Il ritmo di Cinque piccole affamate è abbastanza altalenante: in alcune scene scorre velocissimo, e ti dà quella spinta a voler sapere di più, mentre in altre diventa più lento e riflessivo. Ci sono anche alcuni piccoli momenti più “morti”, però il romanzo riesce comunque a tenere incollati alla lettura.

Personalmente, non mi è mai venuta voglia di mettere in pausa il libro, anzi, volevo andare sempre avanti. Fin dall’inizio percepiamo infatti una forte tensione, e secondo me questo gioca molto a vantaggio del romanzo, perché ci fa entrare immediatamente in quell’atmosfera marcia, perturbante e opprimente che si cerca spesso in letture di questo tipo.

L’effetto finale però, dopo tutta questa “corsa” verso la conoscenza e la scoperta, mi ha lasciata non del tutto soddisfatta. Mi aspettavo qualcosa di più forte come impressione conclusiva, qualcosa di più impattante, quasi uno “schiaffo” finale, soprattutto considerando tutto ciò che il romanzo ha costruito prima.

COSA FUNZIONA DAVVERO IN CINQUE PICCOLE AFFAMATE (E COSA UN PO’ MENO)

Tirando un po’ le somme su Cinque piccole affamate, una delle cose che mi è piaciuta di più fin dall’inizio è stata proprio la sensazione di “marcio” che si respira praticamente da subito. Il romanzo ci fa entrare hic et nunc nella schifezza, in senso assolutamente positivo in questo caso, in quelle situazioni in cui non vorremmo mai trovarci, facendoci percepire costantemente disagio, tensione e una sensazione continua di pericolo imminente.

Ho apprezzato tantissimo anche l’ambientazione in cui si svolge il romanzo: questo spazio ai margini, confuso, ambiguo, quasi liminale, che finisce per rispecchiare perfettamente anche le protagoniste stesse e il loro mondo interiore.

Un altro aspetto che ho trovato molto riuscito è stato il coinvolgimento durante la lettura. Questa curiosità morbosa che mi ha suscitato mi ha davvero spinta a divorare le pagine, nemmeno fossi stata “affamata” anch’io, e ci sono stati anche alcuni colpi di scena che ho apprezzato particolarmente, soprattutto uno in maniera specifica.

Per quanto riguarda invece ciò che mi ha convinta un po’ meno, e ne ho parlato anche direttamente con Valerio De Santis, è la risoluzione finale: c’è qualcosa che non mi ha lasciata del tutto soddisfatta. Personalmente avrei voluto un impatto più forte, qualcosa che mi lasciasse davvero con la sensazione di “schiaffo” finale dopo tutta la tensione costruita dal romanzo.

Ho inoltre trovato qualche piccolo errore e un’incongruenza narrativa nella parte iniziale della storia, ma ne ho parlato con l’autore e mi ha detto che verrà sistemata, quindi assolutamente nulla di irreparabile.

A CHI CONSIGLIO CINQUE PICCOLE AFFAMATE DI VALERIO DE SANTIS

Secondo me, Cinque piccole affamate di Valerio De Santis può essere una bella lettura soprattutto per gli appassionati di letteratura weird e horror, per chi apprezza le atmosfere corrotte, degenerate e perturbanti, ma anche per chi ama le storie che si sviluppano in luoghi e tempi non ben definiti. Ovviamente lo consiglierei anche a chi ha uno stomaco abbastanza forte, perché ci sono alcune scene piuttosto crude.

Sicuramente non è un libro per tutti: se non vi piace l’horror, o non amate le storie strane, ambigue e poco inquadrabili, probabilmente non farà per voi.

Per quella che è stata la mia esperienza personale, ed è ovviamente qualcosa di molto soggettivo che dipende anche dal mio modo di vivere le letture, è un romanzo che mi ha intrattenuta molto durante il percorso, ma che probabilmente non mi rimarrà troppo dentro nel tempo. Io sono una di quelle lettrici che apprezza tantissimo il viaggio, ma che ha bisogno anche di un finale davvero forte, di quel momento culminante che lascia il segno; quando mi manca quella sensazione tendo poi a ripensare meno al libro dopo averlo concluso.

Questo però non significa assolutamente che non abbia apprezzato Cinque piccole affamate: anzi, mi ha tenuto un’ottima compagnia, si è fatto leggere con piacere e curiosità e sono molto contenta di averlo letto.

E ti dirò anche di più: proprio perché affronta temi profondi e molto legati alla sensibilità personale, magari a te potrebbe arrivare molto più in profondità di quanto abbia fatto con me.

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cinque piccole affamate di valerio de santis

Titolo: Cinque piccole affamate

Autore: Valerio De Santis

Editore: Delos Digital, nella collana Innsmouth

Lingua: Italiano

Pubblicato il: 18/10/2025

Formato: digitale

334 pagine

5,99€

CINQUE PICCOLE AFFAMATE – GUARDA IL VIDEO


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