Se sei fan di Sherlock Holmes e hai già letto le sue avventure più celebri, Il taccuino di Sherlock Holmes potrebbe interessarti: è l’ultima raccolta di racconti scritta da Arthur Conan Doyle sul detective più famoso di Londra e ci ritroviamo un Holmes più maturo, forse più distaccato. I racconti sono brevi, veloci e focalizzati sulla logica e l’osservazione; ma quanto regge ancora oggi la magia di Sherlock? In questa recensione ti racconto cosa funziona, cosa meno e per chi vale davvero la pena leggere quest’ultima fatica, senza spoiler sui casi.
Psss… se vuoi unirti al gruppo di lettura, sei lə benvenutə! A marzo leggiamo Alchemised di SenLin Yu e Il ladro di anime di Sebastian Fitzek.
HOLMES PIÙ MATURO MA DISTANTE: L’ULTIMA RACCOLTA DI CONAN DOYLE
Sicuramente ne Il taccuino di Sherlock Holmes troviamo un Holmes con una maturità più sviluppata rispetto ai suoi esordi. Stiamo parlando dell’ultima raccolta di racconti scritta da Arthur Conan Doyle su questo iconico detective, e l’autore stesso lo sottolinea nell’introduzione: avvertiva i fan che non ci sarebbe stato un ritorno, Holmes non sarebbe più comparso. Stop. Fine. Addio. Conan Doyle non ce la faceva più!
Si percepisce chiaramente la stanchezza dell’autore nel dover seguire le continue richieste dei lettori, desideroso di concentrarsi su opere più “serie” e di essere apprezzato per quelle. Di conseguenza, qui c’è un Holmes forse più distaccato, più sintetico, con il suo lato eccentrico leggermente in sordina, e sicuramente, appunto, più maturo.
Il rapporto con John Watson cambia rispetto al passato: i botta e risposta tra i due sono ridotti e, ormai, Holmes appare quasi scontato. Non sorprende più come in altre occasioni, e chi conosce bene la saga holmsiana può percepire questo cambiamento.
CASI BREVI E LOGICA PURA: L’INDAGINE NEI RACCONTI FINALI DI SHERLOCK HOLMES
Ne Il taccuino di Sherlock Holmes sono compresi dodici racconti piuttosto brevi rispetto ad altre raccolte, e forse non così incisivi. Molti casi seguono uno schema rapido: il problema, l’indagine, la soluzione… e fine. Alcuni sembrano quasi bozze più che storie complete.
Da un lato, questa compressione rende i racconti scorrevoli, dall’altro li ho trovati a volte frettolosi, e diversi sembrano addirittura più pesanti di certi più lunghi e articolati. Nonostante la diversità – misteri familiari, piccoli intrighi, situazioni curiose – la sensazione è che Holmes rimanga invariato: cambiano solo le facce, ma il gioco investigativo, le dinamiche logiche e la risoluzione restano sempre le stesse, rendendo i racconti un po’ uniformi.
Solo un paio mi sono rimasti impressi: L’avventura del soldato sbiancato e L’avventura della criniera di leone, narrati proprio da Holmes. Sono esperimenti interessanti che permettono di vedere il caso dal punto di vista del detective stesso.
In generale, alcuni funzionano meglio di altri, ma tutti puntano su osservazione, ragionamento e logica, con poca suspense, poca atmosfera e, almeno per me, scarso coinvolgimento emotivo. Watson resta principalmente narratore: interviene meno e appare quasi soltanto funzionale, soprattutto nei due racconti narrati da Sherlock o in quello con il narratore universale.
Nel complesso, sono tutti più mentali che d’azione e spesso è possibile prevederne l’esito. Si percepisce che Arthur Conan Doyle stava perdendo un po’ del suo mordente: l’autore sembrava davvero stanco, e si nota nel ritmo e nella costruzione dei casi.
STILE E COINVOLGIMENTO: IL TEMPO PASSA!
La vera domanda è: questi racconti ne Il taccuino di Sherlock Holmes funzionano ancora nel 2026?
Se consideriamo solo lo stile di Arthur Conan Doyle, la risposta è sì. La scrittura resta scorrevole, chiara e precisa, anche leggendo in inglese: la logica di Sherlock Holmes ti guida per mano nei ragionamenti, mette in evidenza i dettagli giusti e punta a farti capire il caso più che a farti percepire l’ambiente circostante.
In questa raccolta però si percepisce una distanza maggiore: Conan Doyle ha tagliato tutto il superfluo, forse anche troppo. Le frasi sono dirette, i dialoghi quasi esclusivamente funzionali e le descrizioni estremamente sintetiche. Tutto serve a far avanzare il caso, senza aggiungere atmosfera. L’ambientazione c’è, ma resta sullo sfondo, pratica e appena accennata, senza permettere un’immersione totale.
Risultato? Meno suspense, meno costruzione delle vicende e meno respiro tra un passaggio e l’altro: il ritmo è rapidissimo. Ho persino immaginato Conan Doyle alla scrivania, stanco, che pensava: “ja, facciamo presto e chiudiamo sta storia!” 😅
Pur essendo scorrevole e accessibile, secondo me questa raccolta non rende al meglio nel 2026. I casi risultano più semplici rispetto agli standard a cui siamo abituati, il coinvolgimento emotivo è molto basso o quasi nullo, e alcuni racconti risentono inevitabilmente del peso del tempo, a differenza di altre raccolte che restano godibili anche a distanza di decenni.
WATSON PIÙ DISTANTE: IL RAPPORTO CON HOLMES IN QUESTA RACCOLTA
Un altro aspetto che non mi ha convinto riguarda proprio John Watson. Watson resta la voce narrante della maggior parte dei racconti: introduce le vicende, segue Holmes e riporta gli avvenimenti, ma interviene molto poco. Non l’ho sentito come il compagno fidato di un tempo, e il loro rapporto mi è mancato.
C’è meno gioco tra i due, meno confronto, e in generale una povertà di scambio che rende le interazioni più fredde. Come stesso Holmes ammetteva, ha bisogno di Watson per brillare al meglio, e qui questa mancanza si percepisce chiaramente.
Credo che questo sia anche il motivo per cui mi sono sentita più distante: senza Watson che funge da ponte verso il lettore, è più difficile immergersi e partecipare. In questa raccolta, Watson diventa quasi un semplice strumento per far avanzare la storia, senza il calore e la complicità che lo caratterizzano in altre opere. Personalmente, non voglio ricordarmi così il Watson di Conan Doyle.
IL VALORE STORICO: IL GIUDIZIO FINALE SU IL TACCUINO DI SHERLOCK HOLMES
Attenzione, non sto dicendo che Il taccuino di Sherlock Holmes sia un’opera da buttare! Parliamo sempre di Sir Arthur Conan Doyle, quindi se vuoi leggere senza faticare, lui è perfetto: scorrevole, diretto, veloce, e la macchina Holmes funziona sempre in modo impeccabile.
C’è comunque soddisfazione anche nei casi più semplici. Essendo una raccolta di racconti brevi, il libro si adatta facilmente al lettore: si può leggere a spizzichi e mozzichi senza perdersi, ideale se hai poco tempo o vuoi alternarlo ad altre letture.
Ma ci sono dei grandi “però”. Il primo è la mancanza di coinvolgimento emotivo: non mi sono affezionata a nessun personaggio, nessun caso mi ha colpita in modo memorabile e probabilmente non resterà impresso a lungo. I racconti finiscono troppo velocemente, si assomigliano in alcuni frangenti e non sono sviluppati come mi piacerebbe.
Sherlock e Watson appaiono più distanti tra di loro e con noi lettori, manca la scintilla che probabilmente mancava anche all’autore al momento della stesura. Inoltre, la lettura non trascina con le atmosfere, come invece succede, per esempio, in quel capolavoro de La valle della paura.
PER CHI È QUESTA RACCOLTA: CONSIGLI DI LETTURA
Leggete comunque Il taccuino di Sherlock Holmes se amate la deduzione pura, se vi affascina vedere Sherlock Holmes ragionare passo passo, se avete già letto le altre opere della saga e volete completarla. È perfetto anche per chi ama i classici: Arthur Conan Doyle è sempre accessibile, chiaro e ha un fascino immortale.
Se invece cercate immersione emotiva, suspense o casi memorabili, questa non è la raccolta giusta. Lo stesso vale se siete interessati al rapporto tra Watson e Holmes: in questo caso vi consiglio Il mastino dei Baskerville, che è molto incentrato sul loro legame.
Non la consiglierei nemmeno come primo approccio a Sherlock Holmes: questa raccolta non è tra le opere migliori che lo vedono protagonista, ma resta interessante per chi vuole completare la saga o apprezzare lo stile immortale di Conan Doyle.
CONCLUSIONE PERSONALE
Sinceramente, apprezzo Il taccuino di Sherlock Holmes più per il suo valore storico che per la lettura in sé. Mi ha lasciato poco, se non la curiosità di assistere a due casi narrati direttamente da Sherlock Holmes, un esperimento interessante, ma il resto mi ha dato poco entusiasmo.
Vengo da letture di Sherlock ben più coinvolgenti e intense, e confermo quello che avevo già scritto: L’ultimo saluto doveva essere la degna conclusione della saga, e il tempo mi ha dato ragione. Il taccuino non mi ha smentito, peccato, perché avrei sperato in qualcosa di più memorabile.
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Titolo: The complete Sherlock Holmes collection
Autore: Sir Arthur Conan Doyle
Editore: Canterbury Classics, nella collana Leather-bound Classics
Pubblicato il: 7/1/2025
Formato: rilegato
1098 pagine
33,20€
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