Fairy Legends: Un Tuffo nel Folklore Irlandese tra Fate e Leggende

Da appassionata di folklore, non potevo proprio lasciarmi sfuggire questo piccolo tesoro! A 200 anni dalla sua prima pubblicazione, Fairy Legends, l’opera di Thomas Crofton Croker torna in vita in un’edizione unica e curatissima, grazie al lavoro di Francesca Diano. È un saggio-antologia che ci fa viaggiare tra leggende, tradizioni e creature fatate dell’Irlanda, come se ci trovassimo lì, tra le verdi colline e i racconti attorno al fuoco. Un tuffo affascinante nella cultura popolare celtica, perfetto per chi ama storie antiche e misteriose.

La canzone per questo libro?

INFORMAZIONI SULL’OPERA

Oggi vi porto in terre magiche e meravigliose con questa lettura, il cui titolo completo è Fairy Legends. Racconti di fate e tradizioni irlandesi!

Ho acquistato questo libro appena uscito perché quando si parla di folklore io non so resistere, quindi il 13 Dicembre 2024 ho messo le mani su questo meraviglioso saggio/antologia, edito da Neri Pozza nella collana I colibrì, e non l’ho lasciato più. Il prezzo di copertina è di 30€, e sono 720 pagine.

Thomas Crofton Croker è stato un pioniere della ricerca in ambito folklorico: figuratevi che ha pubblicato le sue prime opere da ragazzo, quando la parola folklore non era ancora nata; prima del 1846 in effetti, ci si riferiva al folklore come “popular antiquities” o “popular literature”, e chi studiava questo campo era definito “antiquaries”. Poi, la parola folklore, che vuol dire proprio “tradizioni popolari”, venne coniata da William John Thoms, un altro grande scrittore in ambito folklorico.

fairy legends. racconti di fate e tradizioni irlandesi di thomas crofton croker

Crofton Croker ha dedicato la sua intera vita all’opera che vedete qui ora, che fino a questo momento era stata divisa in tre parti, e ora, proprio come sognava l’autore, ha visto la luce in un’unica raccolta, a 200 anni dalla sua pubblicazione.

In realtà dobbiamo molto a Croker perché è stato lui a inventarsi un metodo per classificare e ordinare questo tipo di storie: fino a quel momento erano state tramandate solo in maniera orale.

Fairy Legends è stata inoltre tradotta immediatamente dai fratelli Grimm, con cui l’autore aveva una corrispondenza e un rapporto di reciproca stima, anche se in alcune lettere che si sono scambiati e in alcune note sulle loro opere risulta anche qualche frecciatina da ambedue le parti.

FAIRY LEGENDS. RACCONTI DI FATE E TRADIZIONI IRLANDESI: PANORAMICA

L’opera è divisa in tre parti, che poi sono i tre libri come erano stati pubblicati in origine: la prima parte del 1825 fu pubblicata all’inizio in forma anonima, la seconda parte è del 1828 e tutte e due parlano di luoghi e creature della tradizione popolare irlandese. La terza parte, invece, è sempre del 1828, ed è divisa anch’essa in due sezioni: la prima è la traduzione, da parte di Crofton Croker, del “Saggio sugli Esseri Fatati” dei Fratelli Grimm. Qui troviamo anche un’interessante approfondimento sulle fate scozzesi.

La seconda sezione, invece, è dedicata alle fate del Galles e ai Mabinogion, che sono un gruppo di testi in prosa provenienti da manoscritti gallesi medievali, i più antichi testi gallesi che ispirarono il ciclo arturiano e bretone. Questa parte dell’opera ha come fonte principale Owen Pughe, che ha fornito non solo le notizie a Crofton Croker, ma anche la sua traduzione manoscritta dei Mabinogion. Inoltre, alla fine del volume, troviamo anche una sezione dedicata alle aggiunte che i fratelli Grimm hanno scritto in merito a questa prima parte.

fairy legends. racconti di fate e tradizioni irlandesi di thomas crofton croker

RECENSIONE

Fairy Legends è davvero un viaggio: mostra uno spaccato di vita dell’epoca, specialmente contadina, e possiamo ben vedere quanto folklore e credenze popolari fossero radicate nella quotidianità. Purtroppo questo tipo di tradizioni oggi è molto raro, si sta perdendo man mano che passano gli anni, ma in quel tempo era profondamente sentito, tanto da influenzare le abitudini delle persone nella vita di tutti i giorni.

Il Buon popolo, ovvero gli esseri fatati, vengono temuti e amati al tempo stesso. A volte in alcuni racconti capita che gli uomini vogliano catturare gli esseri fatati per farsi consegnare i loro tesori, o per approfittare dei loro poteri, fallendo miseramente nel migliore dei casi: in altri casi possono finire maledetti, oppure essere portati alla morte. Ho trovato molto interessante che in molti di questi racconti venga anche raccontato come proteggersi dalle malefatte del Buon popolo.

Persino la stessa legge scozzese non si è arrischiata a offendere le fate poichè persino nell’accusa di stregoneria vengono chiamate i buoni vicini, e così hanno seguitato a fare fino alla fine del XVII secolo.

I racconti raccolti in Fairy Legends parlano per la maggior parte di persone realmente esistite, e inoltre non aspettatevi fiabe: non c’è una morale nelle storie raccontate, sono semplicemente fatti straordinari di vita vissuta che coinvolgono il Buon popolo.

Se gli irlandesi fossero gente da trarre delle morali, questa storia potrebbe fornire lo spunto per un’ottima morale; poichè non lo sono, l’omissione è forse esemplare.

La cosa più bella comunque, a mio parere, è proprio lo stile narrativo di tutta l’opera: essendo trascrizioni di storie che hanno, appunto, raccontato oralmente a Crofton Croker o a chi li ha raccontati a lui, ci sono tantissimi diversi stili, perché ogni storia è fedele al modo di parlare di quella persona in particolare! Questo è meraviglioso perché si possono intuire i cambiamenti, da persona a persona, di ceto sociale, di provenzienza o di età di coloro che raccontano i fatti.

A proposito di questo, vorrei complimentarmi per il lavorone che ha fatto Francesca Diano, la curatrice e traduttrice di Fairy Legends, nel mantenere inalterata questa caratteristica dell’opera, a cui ha lavorato per una vita, e che ha arricchito ulteriormente con altre note, molto dettagliate ed esaustive. Ho avuto un po’ paura perché la prefazione che ha inserito all’inizio del saggio è un po’ confusionaria, e ho fatto fatica a seguirla in maniera lineare, però per il resto ha fatto veramente un capolavoro.

Per gli appassionati di linguistica, ci sono tante spiegazioni di molti termini e modi di dire della tradizione, sia di quella irlandese, sia di quella tedesca, in alto tedesco, nella terza parte dell’opera, quella dei fratelli Grimm.

Altra nota interessantissima è che si mettono in relazione, durante tutto il saggio, le tradizioni che accomunano diversi popoli: racconti, sempre orali, che si somigliano moltissimo in varie culture. Specialmente, si vedranno nella terza parte le similitudini che ci sono nelle storie tramandate oralmente in Irlanda, con quelle della tradizione tedesca, ma non solo: si accenna al folklore olandese, francese, anche italiano, e poi c’è tutta una parte più approfondita sul Galles e sulla Scozia.

E a proposito di folklore italiano, una cosa mi è saltata subito all’occhio, e cioè la similitudine anche con alcune nostre tradizioni popolari! Per esempio, nelle mie zone c’è la tradizione folkloristica del “munaciello”, che è un spirito che dimora nelle case e si manifesta in vari modi: in maniera positiva, portando fortuna e a volte fornendo anche i numeri del lotto, oppure lasciando soldi in giro per casa; in maniera negativa, sbattendo, rompendo cose e facendo dispetti; in maniera molesta palpeggiando le donne di casa.

Si dice che chi ospita questo spirito, se gli porterà da mangiare e da bere del vino avrà sempre fortuna; al contrario, se non lo si fa, lo spirito piò diventare molto violento. Inoltre, se se ne rivela la presenza a qualcuno, il munaciello andrà via per sempre, e non ci sarà più fortuna. Ve l’ho spiegato in maniera semplice, ma ovviamente è un po’ più complesso di così; ogni zona ha delle varianti come succede di solito con queste tradizioni, ma comunque ho notato tantissime leggende che sono strettamente imparentate con questa, a cominciare da quella del Cluricaune.

Accadde un venerdì che ella non avesse altro da lasciargli se non i resti di un’aringa e delle patate fredde, quando, proprio a mezzanotte, qualcosa la attirò fuori dal letto e, dopo averla trascinata con forza irresistibile fino in cima alla scala che portava alla cantina, l’afferrò per i calcagni e la fece rotolare giù. A ogni colpo che la sua testa batteva contro le scale il Cluricaune, che stava in piedi sulla porta, strillava: “Lische d’aringa e buccia di patata! / La tua testa sulle pietre sarà tutta ammaccata!”

Crofton Croker ha scritto tantissime sue considerazioni alla fine di ogni racconto, e la cosa che mi è piaciuta di più è che spesso scrive anche dei luoghi in cui si svolgono questi racconti, dettagliatamente: proprio per questo ho detto a Ezio, il mio compagno, che quando prima o poi faremo il nostro viaggio in Irlanda, ho intenzione assolutamente di fare un itinerario “magico” seguendo i luoghi citati in questo libro. Penso possa venirne fuori un viaggio molto particolare, sicuramente diverso, all’insegna del folklore!

A parte quelle di Croker, ci sono altre note in fondo al volume che sono ricchissime, ben 55 pagine scritte fittissime. Tra l’autore, i Grimm e le note aggiuntive della Diano davvero non si lascia niente di non spiegato o non approfondito. In una di queste note, ho scoperto che a quanto pare all’epoca i suonatori di cornamusa fossero generalmente ciechi, non so perché sinceramente. Non sono riuscita a trovare informazioni in merito, però se c’è tra di voi qualche studioso o appassionato dell’argomento che lo sa, per favore, me lo spieghi!

fairy legends. racconti di fate e tradizioni irlandesi di thomas crofton croker

Faccio un appunto per qualcosa che non ho apprezzato molto: nelle note ci sono tantissimi riferimenti bibliografici, il che è fantastico, però poiché il libro già si legge andando avanti e indietro per leggere le note (io lo leggevo tenendo sempre un dito a mo’ di segnalibro xD), almeno quelle bibliografiche che consistono nel nome dell’autore, del titolo dell’opera e, magari, della pagina a cui si riferisce, si potevano stampare più comodamente a piè pagina. Questa è una cosa che riguarda comunque il mio gusto personale.

Parliamo della costruzione del libro: non è che mi faccia impazzire eh… La copertina ruvida è di quelle che si rovinano appena la guardi purtroppo, infatti la mia già si è piuttosto rovinata, e noto che sta dando i primi segni di cedimento dopo solo una lettura. Le pagine però sono belle salde e anche il font l’ho trovato piacevole, della giusta grandezza.

La grafica mi fa impazzire e, piccola chicca, la copertina è la rielaborazione del frontespizio originale dell’opera, a cura di Thomas Wright. I testi sono anche impreziositi da piccole illustrazioni.

Mi  piace molto anche che ogni sezione si apra con una poesia o comunque una citazione, o qualcosa di simile, che preannuncia ciò di cui si parlerà in quella sezione, faccio degli esempi: all’inizio parlando di Shefro (che è il nome collettivo di alcune tipologie di elfi che vivono in comunità), c’è una poesia di Milton; nella sezione della Terra dell’eterna giovinezza c’è una poesia di Thomas Moore; per i Mabinogion c’è un estratto di “The Worthiness of Wales”, opera di Churchyard.

Non appena queste parole vennero pronunciate, il povero piccolo Lusmore si sentì così leggero e felice da pensare di poter raggiungere la luna con un balzo, come la mucca nella storia del gatto e del violino; e vide con inesprimibile gioia che la sua gobba gli rotolava via dalle spalle e cadeva a terra.

A CHI LO CONSIGLIO?

Lo consiglio? Sì, ma consiglio l’eBook di Fairy Legends più che la versione cartacea, perché non sono super soddisfatta della costruzione del libro come vi ho detto prima. Soprattutto, lo consiglio a una determinata fetta di persone: non è un libro per tutti, se cercate una semplice antologia, una raccolta di racconti, non è il libro che fa per voi. Se invece, siete appassionati di folklore, volete saperne di più sulle tradizioni orali irlandesi, gallesi, scozzesi e tedesche, e vi piace avere anche un approccio più da studio che da lettura a queste tematiche, allora sì, lo straconsiglio, perché è un’opera che è davvero un caposaldo per questo genere di argomento.

Vi lascio con un piccolo fun fact: in un racconto è citata la filastrocca del gatto, del violino e della mucca, una cosa a me estremamente familiare. Pensandoci su ho ricordato!

Ne Il Signore degli Anelli, di cui a breve vi porterò la recensione, quando Frodo, Sam, Pipino e Merry partono da casa Baggings e arrivano alla locanda del Puledro impennato, Sam per distrarre i presenti dal fatto che Frodo fosse scomparso infilandosi l’anello canta una canzone scritta da Bilbo, che è appunto questa! In realtà quella ne Il Signore degli Anelli è un misto tra questa filastrocca del folklore inglese, che si intitola Hey diddle diddle, e il mito dell’uomo sulla luna che è radicato in molte tradizioni europee, compresa quella irlandese.

Voi siete appassionati di folklore? Vi piace qualche cultura in particolare? Avete letto Fairy Legends?

fairy legends di thomas crofton croker

Titolo: Fairy Legends. Racconti di fate e tradizioni irlandesi

Autore: Thomas Crofton Croker

Editore: Neri Pozza, nella collana I colibrì

Pubblicato il 13/12/2024

Traduttrice e curatrice: Francesca Diano

720 pagine

30€ in brossura, 9,90€ in eBook

FAIRY LEGENDS – GUARDA IL VIDEO

https://youtu.be/nF3pe_vZBEM

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